Di Luca Franceschi
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Durante l’audizione odierna sui lavori del vertice Nato di Ankara, il ministro della Difesa Crosetto ha reso note due dichiarazioni di particolare rilevanza. La prima concerne l’ammontare della spesa destinata alla difesa nazionale, per la quale l’esecutivo intende richiedere uno scostamento di bilancio subito dopo la pausa estiva.
L’intervento del governo prevede uno scostamento pari allo 0,9 percento del Prodotto interno lordo, traducibile in almeno 21 miliardi di euro. Una cifra che risulta persino superiore rispetto ai 19 miliardi di spese aggiuntive in difesa già preventivate dallo stesso ministro in vista della prossima manovra finanziaria.
A denunciarlo è il senatore Bruno Marton, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Esteri e Difesa del Senato, che al termine dell’audizione dei ministri Tajani e Crosetto ha espresso perplessità su questa scelta. Gli italiani, secondo Marton, si aspettano spiegazioni e attendono invece provvedimenti urgenti per contrastare l’emergenza del caro-carburanti e del caro-bollette.
La seconda dichiarazione rilevante del ministro Crosetto ha riguardato la guerra in Ucraina. Il responsabile della Difesa ha sostenuto che fornire sostegno militare a Kiev non produce l’effetto di prolungare il conflitto, ma serve a salvare l’Ucraina. Per rendere più chiaro il concetto, Crosetto ha paragonato le armi alle medicine o alle trasfusioni somministrate a un malato per evitarne il decesso.
Il senatore pentastellato ha però contestato questa metafora, sottolineando come le armi, seguendo il ragionamento del ministro, rappresentino solamente un analgesico utile a minimizzare il danno senza però sconfiggere definitivamente la malattia. Per ottenere questo risultato serve una cura o un vaccino, vale a dire una soluzione diplomatica.
Quest’ultima opzione, secondo Marton, continua a non essere considerata valida da parte del governo, che persiste nel rimanere ancorato alla linea della soluzione militare, prospettando quindi uno scenario di conflitto infinito anziché lavorare concretamente per una risoluzione pacifica della crisi.
