Di Luca Franceschi
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Guardando ai dati recenti delle immatricolazioni europee, emerge un dato significativo: una vettura su dieci vendute in Europa è di provenienza cinese. Sebbene i principali gruppi automobilistici europei mantengano ancora una posizione dominante nel mercato, stanno progressivamente perdendo quote importanti a favore dei marchi provenienti dalla Cina. Questo fenomeno rappresenta un elemento di preoccupazione, poiché parallelamente si assiste a una progressiva desertificazione delle filiere produttive europee.
Nel territorio dell’Unione europea gli acquisti di veicoli Made in China registrano una crescita costante. Contemporaneamente continua a diffondersi una convinzione ritenuta ingannevole: quella secondo cui l’acquisto di automobili elettriche cinesi comporterebbe automaticamente un beneficio per l’ambiente. Tuttavia, il quadro reale è più complesso e merita una lettura attenta dei dati globali sulla produzione e il consumo energetico.
Pechino produce il 40% delle automobili mondiali, e per realizzare questa produzione brucia enormi quantità di carbone e petrolio. Il consumo mondiale di carbone si attesta intorno agli 8,7 miliardi di tonnellate annue, di cui circa 4,9 miliardi – il 56% del totale globale – proviene dalla Cina. Sul fronte petrolifero i numeri sono altrettanto significativi: il consumo mondiale oscilla tra i 104 e i 106 milioni di barili giornalieri, dei quali circa 16 milioni vengono consumati quotidianamente dalla Cina, corrispondenti al 15% del totale mondiale.
Alla luce di questi dati, Pechino non può certamente essere considerata un campione della sostenibilità ambientale, bensì piuttosto un campione nelle emissioni di CO2. Non rappresenta inoltre il modello di sostenibilità che taluni in Europa vorrebbero proporre.
Considerando infine che il PIL cinese, pari a circa 19,5 trilioni di dollari, rappresenta approssimativamente il 17% dell’economia mondiale, risulta evidente quanto sia considerevole la quota di questa “fabbrica del mondo” che continua a essere alimentata prevalentemente da carbone e petrolio. Tale osservazione riguarda anche e soprattutto le automobili green, prodotte ed esportate da Pechino verso i mercati internazionali.
