Di Luca Franceschi
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Secondo Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia e membro della commissione Covid, durante la pandemia l’Esecutivo non ha agito seguendo le indicazioni scientifiche sulla questione delle mascherine a scuola. La politica, sostiene Zedda, ha prevalso sulla scienza, smentendo così le affermazioni ripetute più volte dai rappresentanti del Governo Conte secondo cui fossero le evidenze scientifiche a guidare le decisioni.
Il Comitato tecnico-scientifico, sulla base delle linee guida dell’Oms e dell’Unicef, aveva emanato raccomandazioni che permettevano agli studenti sotto i 12 anni di non indossare la mascherina in condizioni di staticità o mantenendo almeno un metro di distanza dai compagni. Nonostante queste indicazioni, il Governo all’epoca optò per le restrizioni più radicali attraverso i Dpcm, senza però effettuare monitoraggi e senza pubblicare studi statistici per valutare l’impatto di tali scelte sugli studenti.
Zedda sottolinea come i Governi che si succedettero imposero l’obbligo della mascherina a scuola senza alcuna valutazione dei rischi e dei benefici, discostandosi dalle indicazioni del Cts. Questo approccio, aggiunge, ha danneggiato il rapporto di fiducia tra genitori e istituzione scolastica pubblica.
Le considerazioni di Zedda emergono dall’audizione in commissione Covid dell’avvocato Antonella Stefani, uno dei legali che ha sostenuto il ricorso vinto da un gruppo di genitori al Tar contro l’obbligo della mascherina quando era garantito il distanziamento dei banchi. Secondo la senatrice, la realtà dei fatti dimostra che i Dpcm raramente hanno risposto alle esigenze concrete dei cittadini, mentre sorgono dubbi, come rilevato da articoli di stampa, circa l’utilizzo di questi decreti per risolvere questioni private di natura immobiliare.
