(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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A seguito di una denuncia dello Sportello contro i Maltrattamenti di Trento, il Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento ha eseguito il sequestro di circa trenta cani con pedigree ENCI detenuti presso un allevamento gestito da un’associazione “sportiva dilettantistica” affiliata a “Libertas”, ente di promozione sportiva riconosciuta dal CONI. Il sequestro è stato effettuato nel comune di Fiavé (TN).
“Grazie ad alcune segnalazioni fatte allo Sportello LAV contro i maltrattamenti sugli animali di Trento abbiamo potuto documentare condizioni di detenzione inaccettabili” ha dichiarato Michela Lizziero, volontaria della sede LAV in Trentino e legale che seguirà il caso che ha aggiunto: “diversi cani mostravano segni di degrado evidente, non avevano ciotole per bene e il pavimento disconnesso era ricoperto di liquami, deiezioni e rifiuti organici. Altri cani erano costretti a vivere in gabbie poste una sull’altra, talmente piccole da impedire qualunque movimento”. Quanto raccolto e documentato durante i sopralluoghi ha portato alla denuncia e alla richiesta di intervento urgente delle autorità competenti.
“LAV seguirà tutti gli sviluppi giudiziari affinché venga fatta giustizia. Auspichiamo che la Procura di Trento e il Corpo forestale del Trentino possano individuare la migliore soluzione possibile per il futuro di questi cani” ha aggiunto Lizziero di LAV.
“Questo caso richiama una riflessione che va ben oltre la singola vicenda giudiziaria. La persona coinvolta non è soltanto il titolare della struttura presso la quale sono stati riscontrati gravi problemi sotto il profilo del benessere animale, ma opera anche come addestratore, organizza corsi di formazione attraverso un’Associazione Sportiva Dilettantistica affiliata a Libertas – ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI – ed è allevatore di cani con pedigree ENCI.
È quindi indispensabile che il mondo della cinofilia sportiva, gli enti che la rappresentano e il sistema allevatoriale si assumano una responsabilità concreta nel vigilare sulle realtà che operano al loro interno e intervengano con tempestività quando emergono criticità di questo tipo” ha dichiarato Alessandra Ferrari, responsabile area animali familiari di LAV che ha aggiunto: “Al tempo stesso, episodi come questo dimostrano quanto sia necessario mettere in discussione un modello che continua a considerare gli animali come strumenti per lo sport, la riproduzione o il mercato, anziché come individui dotati di esigenze proprie e di un valore che prescinde dalla loro utilità per l’essere umano. Finché questa visione continuerà a permeare il rapporto con gli animali, il rischio che si verifichino casi di sfruttamento e maltrattamento resterà inevitabilmente presente”.
LAV ringrazia il Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento e i Servizi veterinari per la professionalità dimostrata e per aver dato seguito alla segnalazione ricevuta dallo Sportello LAV.
