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SMI DEL TRENTINO * LISTE D’ATTESA: PAOLI, «FERRO HA OPERATO IN UN CONTESTO DIFFICILE, SERVE UNA VALUTAZIONE CORRETTA DELLE CRITICITÀ»

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11.39 - venerdì 24 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Smi del Trentino esprime completa solidarietà al dott. Antonio Ferro, Direttore Generale Asuit, già Presidente della Società Italiana di igiene, Medicina Preventiva e Sanità pubblica, in questo difficilissimo momento della sua carriera, sempre votata ad eseguire nei migliori dei modi gli ordini di chi l’ha scelto per ricoprire un ruolo difficilissimo in tempi di Covid e di intricatissime vicende giudiziarie altrui, di cui molti si sono già dimenticati.

Detto questo, sentite le tante criticità da parte dei consiglieri provinciali e delle Confederazione sindacali, ma non ancora sentito una sola voce contraria dei sindacati categoriali dei medici, che quelle visite le stanno prescrivendo sacrificando intere giornate alla loro vita familiare ben oltre l’orario lavorativo ordinario, Smi segnala che i dati forniti da Agenas, nel Bollettino sulle liste d’attesa, sono non interpretabili con si tante critiche, essendo il numero di prestazioni, soggette a monitoraggio, assai limitato.

La piattaforma nazionale, fonte delle criticità trentine, fornisce al momento solo 14 tipologie di prime visite e 22 esami Ed esclude, come segnalato anche da Cittadinanza attiva, molte altre prestazioni tra cui rx torace ed ecografia tiroidea, per le quali sono in corso progetti innovativi direttamente con la telemedicina, l’intelligenza artificiale e i medici di medicina generale, voluti fortemente da Asuit e inseriti nel Pnrr dall’anno scorso.

Soprattutto, mancano nella piattaforma nazionale, i dati sulle visite di controllo, fondamentale per la gestione delle patologie croniche per le quali sono state aperte le Case di Comunità. Che cominceranno ad attivarsi non prima di fine 2026.Nel frattempo sarebbe interessante sapere se queste visite di controllo, effettuate per telefono o mail dagli specialisti, sono conteggiate come tutte le altre anche per il Trentino.

Mancano inoltre, come sottolineato giustamente anche da UIL pensionati di Trento, i percorsi di garanzia che portano alla rinuncia delle visite nei luoghi lontani dalle proprie abitazioni per i nostri cittadini fragili, non autonomi, anziani. E quella è di competenza del Consiglio provinciale, non certo di Ferro.

Il bollettino Agenas, poi, mostra forte eterogeneità nell’attribuzione delle classi di priorità da parte dei sanitari, con una anomala concentrazione di prescrizioni per visite, programmabili in altre Regioni supposte migliori del Trentino, che induce a far pensare fatte appositamente per far quadrare le agende o perchè non si è in grado di garantire i tempi delle altre priorità.Dalla serietà dei nostri medici di medicina generale, e dei nostri specialisti, invece, si ottengono statistiche differenti, non avendo noi la “dimestichezza” con i RAO P ma essendo stati formati per i progetti attuali, solo a passare dai RAO A ai RAO D, rischiando continue pressioni indebite da parte dei cittadini ansiosi.

Quanto dichiarato da parte pubblica e confederale sindacale, restituisce una fotografia dell’operato del dr.Ferro che non gli fa onore, con solo ombre e nessuna luce.Mentre l’Ordine dei Medici farebbe meglio a verificare quante refertazioni chilometriche vengono trasferite ai medici di medicina generale da parte degli specialisti privati o convenzionati con il privato, rispetto alla reale necessità del paziente.Contravvenendo alle norme deontologiche.Non dimenticando che, ad oggi, abbiamo tre classi di medici studenti lavoratori che non sono ancora preparati per il sistema rao soprattutto al primo anno della Scuola.

Non è da ascrivere quindi a Ferro quello che è noto in tutte le Regioni d’Italia nessuna esclusa.

Infatti, nel documento di quasi due mesi fa, Agenas rilevava che, confrontando il numero delle ricette emesse, con quello delle prestazioni effettivamente erogate, una significativa quota rilevante delle prescrizioni non trova corrispondenza nelle prestazioni registrate dal SSN.Questo fenomeno riguarda quasi la metà delle prescrizioni, e da adito a spiegazioni diverse di quelle semplicistiche lette sui quotidiani stamane. Moltissimi cittadini potrebbero aver rinunciato alla prestazione a causa dei tempi d’attesa; mentre un’altra potrebbe essersi rivolta al privato sostenendo direttamente il costo dell’esame o della visita diagnostica. Tali elementi potrebbero cosi incidere in maniera significativa sulla lettura dei dati relativi al rispetto dei tempi d’attesa.

Infatti, la percentuale di rispetto dei tempi, come dice bene anche lo studio del Politecnico di Milano,”è una frazione: al numeratore c’è il numero delle prestazioni ottenute nei tempi, mentre al denominatore il numero delle prenotazioni detenute dai pazienti. Se vengono misurate solo le prestazioni effettivamente erogate, mentre una quota rilevante delle prescrizioni si perde perchè i cittadini rinunciano o ricorrono al privato, gli indicatori sul rispetto dei tempi d’attesa rischiano di descrivere, come sta effettivamente avvenendo, solo una parte della realtà”.Che solo un algoritmo dell’Intelligenza artificiale potrebbe forse, un giorno, rilevarci.

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Dott.Nicola Paoli

Segretario SMI Trentino

Componente Comitato scientifico nazionale in Agenas per la intelligenza artificiale in medicina generale

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