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VATICAN NEWS * «IL PAPA A MONTECASSINO IMPLORA LA PACE NELLE REGIONI SEGNATE DAL SANGUE E DAL CONFLITTO»

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18.45 - lunedì 20 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Papa a Montecassino implora la pace nelle regioni segnate dal sangue e dal conflitto

A San Benedetto l’invocazione del Papa per la pace nel mondo. È il gesto di Leone XIV che stamane, 20 luglio, si è recato in visita privata alla comunità monastica e all’Abbazia di Montecassino, in provincia di Frosinone. Qui, contemplando la bellezza di una natura straordinaria, a oltre cinquecento metri di altitudine, si è fermato in preghiera sulla tomba del co-patrono d’Europa. Al fondatore dell’Ordine dei Benedettini, il Pontefice ha affidato, ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede attraverso il proprio canale Telegram, “l’implorazione per la pace in quelle regioni del mondo segnate dal sangue e dal conflitto”.

“È stato un dono assolutamente inatteso – commenta a caldo ai media vaticani l’ abate dom Luca Fallica – perché la visita era strettamente privata e quindi c’era stato chiesto il massimo riserbo, e di fatto ci è stata confermata solamente ieri, per cui ho potuto avvertire la comunità solamente qualche ora prima dell’arrivo del Santo Padre e quindi davvero è stato tutto improntato a una grande semplicità e familiarità”. Nel più grande monastero al mondo per dimensioni e il secondo più antico d’Italia, dopo quello di Santa Scolastica e di Subiaco, il Papa, riferisce il padre abate, ha anche avuto modo di salutare in questa circostanza speciale ospiti e turisti. Leone ha pregato l’Ora Sesta insieme alla comunità di monaci, ha visitato l’Archivio e la Biblioteca e ha pranzato con la comunità prima di ripartire per Castel Gandolfo. “Credo che il Papa sia stato contento di poter visitare questo luogo in cui era stato solo tanti anni fa quando, mi diceva era ancora studente a Roma”.

Oggi più che mai riecheggia quel versetto del Salmo 33 (34) «Cerca la pace e perseguila» citato da San Benedetto – di cui si è celebrata la memoria liturgica l’11 luglio – nel Prologo della sua Regola. L’affidamento del Papa a San Benedetto, precisa l’abate, si è svolto in quello stesso luogo dove nel 1964 aveva pregato San Paolo VI quando vi si era recato per riconsacrare la chiesa cattedrale dopo la distruzione bellica. Fu in quell’occasione che Montini proclamò San Benedetto patrono principale d’Europa definendolo Pacis Nuntius, ovvero testimone, annunciatore della pace. “Come Paolo VI allora, e come hanno fatto anche i pontefici successivi, sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI, anche Papa Leone è salito a Montecassino come pellegrino di pace”. E ha potuto anche accendere la lampada che aveva portato allora nel 1964 lo stesso Paolo VI, la lampada per la pace.

L’impegno di pregare per la pace è quotidiano per questi monaci attraverso l’intercessione del loro fondatore. Tanto più in questo frangente, all’inizio del triennio di preparazione dell’anno giubilare del 2029 quando saranno ricordati i 1500 anni della nascita, secondo la tradizione, di Montecassino. Come dom Fallica ricorda, infatti, San Benedetto è giunto qui da Subiaco nel 529 e l’anniversario viene fin d’ora caratterizzato da riflessioni sul tema della pace, appunto, a cui seguirà il tema della luce e quello della speranza. “Sul grande portone d’ingresso della nostra abbazia c’è proprio la grande scritta PAX e io dico sempre che questa scritta da una parte accoglie la pace in coloro che salgono a Montecassino ma diventa anche una consegna che facciamo a tutti coloro che vengono qui e poi ripartono. Non si tratta solo di ricevere il messaggio della pace ma di diventarne testimoni, annunciatori laddove si vive”. E proprio dieci giorni fa, ad essere qui insignito del Premio Pacis Nuntius, inaugurato in vista del giubileo, è stato il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei latini.

Pregare per la pace in un luogo come questo significa fare memoria delle ferite dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Insomma, per Montecassino è una vocazione peculiare essere segno di pace proprio per la storia che ha vissuto: sono stati gli uomini della pace a ricostruire queste mura, ebbe a dire qui Papa Montini. “Conoscendo gli orrori della guerra, comprendiamo ancora con più grande compassione e misericordia – insiste ancora il padre abate della comunità – la sofferenza di tutti coloro che vivono oggi nella minaccia, nella morsa della guerra, dei conflitti. E quindi, a maggior ragione, c’è non solo la nostra preghiera, ma proprio l’impegno per la pace che cerchiamo di vivere anzitutto in comunità per irradiarla attraverso la nostra testimonianza e la nostra preghiera”.

“Ci siamo sentiti confermati e incoraggiati sia nel nostro impegno monastico ma anche nel nostro più ampio impegno ecclesiale”, conclude Fallica. Il dono di qualche ora condivisa con il Successore di Pietro si traduce ora in una missione “che possa fruttificare per il bene della Chiesa e per il bene dell’umanità intera”.

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