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BESSONE (FUTURO NAZIONALE – BOLZANO 308) * CROLLO TRIBUNALE: «NIENTE PROCESSI POLITICI, PRIMA LA VERITÀ SULLE CAUSE»

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19.39 - venerdì 17 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Crollo del Tribunale di Bolzano: prima il rispetto, poi la verità. Le polemiche possono attendere. Il crollo di una parte del Palazzo di Giustizia di Bolzano è una notizia che ha colpito profondamente tutta la nostra comunità. Il primo pensiero non può che essere di sollievo, perché quella che poteva trasformarsi in una tragedia immane, fortunatamente, non ha provocato vittime. Solo il caso e l’orario del cedimento hanno evitato conseguenze ben più gravi.

Oggi è il momento del rispetto per il lavoro dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’Ordine, dei tecnici e di tutti coloro che sono impegnati nella gestione dell’emergenza. Le cause del crollo sono ancora tutte da accertare e spetterà alla magistratura e agli esperti stabilire cosa sia realmente accaduto.

Da Assessore provinciale all’Edilizia pubblica, al Patrimonio, al Catasto e al Libro Fondiario dal 2018 al 2023 conosco molto bene questo edificio e il lavoro svolto in quegli anni. Proprio durante il mio mandato la Provincia autonoma di Bolzano ha assunto la gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria del Palazzo di Giustizia attraverso una specifica convenzione con la Regione, con l’obiettivo di garantire una gestione più efficiente e una programmazione organica degli interventi. Contestualmente è stata affidata alla Ripartizione Amministrazione del Patrimonio una ricognizione approfondita dello stato dell’immobile. Su mio incarico è stata subito predisposta una perizia tecnica che ha individuato le criticità presenti e definito un piano di interventi per oltre 10 milioni di euro.

Ho letto di immediate, quanto sciocche e fantasiose richieste di dimissioni dell’attuale amministratore del Patrimonio della provincia di Bolzano. È importante ricordare un principio fondamentale: la politica ha il compito di assumersi la responsabilità delle scelte, reperire le risorse economiche e decidere di investire sul patrimonio pubblico. Stabilire dove intervenire per primo, invece, spetta ai tecnici e a chi quell’edificio lo vive quotidianamente. Sono gli ingegneri, i progettisti, i responsabili della sicurezza e gli utilizzatori del Palazzo di Giustizia ad avere le competenze per individuare le priorità e definire l’ordine degli interventi.

Per questo motivo i lavori di riqualificazione sono stati programmati secondo criteri esclusivamente tecnici, intervenendo innanzitutto sulle situazioni ritenute più urgenti. Il fatto stesso che, al momento del crollo, fossero già in corso lavori e che fosse stato predisposto un piano pluriennale di interventi dimostra che la Provincia si stava occupando concretamente dell’edificio e del suo ammodernamento. Qualunque siano le cause del cedimento, che oggi nessuno può ancora conoscere con certezza, è un dato oggettivo che il Palazzo di Giustizia era già inserito in un percorso di manutenzione e riqualificazione.

Proprio per questo ritengo del tutto fuori luogo le richieste di dimissioni rivolte all’attuale Assessore provinciale al Patrimonio, Christian Bianchi. Attribuire responsabilità politiche quando ancora non si conoscono le cause del crollo significa sostituire le indagini con gli slogan. Saranno la magistratura e i tecnici a chiarire se il cedimento sia riconducibile a problematiche strutturali, ai lavori in corso o ad altri fattori. Fino a quel momento ogni processo politico o mediatico è semplicemente prematuro.
Trovo invece sinceramente sconcertanti le dichiarazioni rilasciate nelle ore immediatamente successive al crollo da alcuni esponenti della destra separatista, come Sven Knoll e Jürgen Wirth Anderlan.

Mentre ancora non si sapeva se sotto quelle macerie potessero esserci delle persone coinvolte, mentre i soccorritori stavano operando e l’intera città viveva ore di apprensione, qualcuno ha ritenuto opportuno trasformare un evento così drammatico in uno strumento di propaganda politica. È un atteggiamento che considero folle, stupido e contrario ad ogni logica istituzionale.
Un edificio pubblico è crollato. Un pezzo della storia di Bolzano, piaccia o non piaccia, è andato distrutto. Si è sfiorata una tragedia. Eppure, qualcuno ha pensato che fosse il momento di alimentare, ancora una volta, contrapposizioni tra gruppi linguistici.
Credo sia una visione profondamente miope.

Viviamo in un mondo attraversato da guerre, instabilità internazionale, crisi economiche e sfide sempre più complesse. L’Alto Adige ha costruito la propria forza sull’Autonomia, sul dialogo e sulla convivenza tra culture diverse. Continuare ad alimentare divisioni tra italiani e tedeschi significa non aver compreso quali siano le vere sfide del presente e del futuro. Ironicamente potrei dire che, fa un po’ pensare che, mentre Knoll e Anderlan nel 2026 si ostinano ancora a fare la guerra al gruppo linguistico italiano, a breve, vista la forte ondata migratoria, saranno costretti ad imparare la lingua araba.

Ribadisco, invece, che la politica dovrebbe unire, non dividere. Loro dovrebbero preoccuparsi della sicurezza dei cittadini, della tutela del patrimonio pubblico e del buon funzionamento delle istituzioni, non cercare visibilità approfittando di una tragedia sfiorata.
Oggi serve rispetto. Serve prudenza. Serve responsabilità.
Le polemiche possono attendere. La verità no.

*

Massimo Bessone
Ex Assessore provinciale
Referente per l’Alto Adige del Comitato Costituente di futuro Nazionale di Bolzano 308

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