(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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** Immagine creata da redazione Opinione tramite Intelligenza artificiale – Chat Gpt **
Ieri, giovedì 16 luglio, siamo stati ricevuti dalla Prefetto di Trento, dott.ssa Isabella FUSIELLO, alla quale, in qualità di rappresentante del Governo e responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica, abbiamo presentato la preoccupazione dell’ENPA del Trentino Sezione di Rovereto per la sicurezza delle persone: i cacciatori stessi, ma ancor più per i “laici”, cioè tutti coloro (famiglie con bambini, turisti, escursionisti spesso accompagnati da propri cani, ciclisti, fungaioli, appassionati di fotografia naturalistica, ecc.) che desiderano poter frequentare i boschi e le montagne del Trentino senza temere di venir colpiti da letali frecce vaganti.
Nonostante l’uso dell’arco fosse già consentito dalla legge nazionale 157/92 (attualmente sotto modifica con il famigerato ddl 1552, che sta subendo le critiche del mondo scientifico), i cacciatori trentini non se ne erano dimostrati interessati, preferendo il più sicuro fucile. Infatti gli studi sulle caratteristiche e sulle funzionalità delle due diverse armi, confermano le maggiori affidabilità ed efficacia dei fucili rispetto all’arco (sia l’arco curvo che l’arco compound).
Un’attività di “controllo” verso animali potenti e veloci, dotati di olfatto finissimo, che ben difficilmente si faranno avvicinare, rimanendo fermi per il tempo necessario a incoccare la freccia a più punte su un elaborato arco compound, per prendere la mira e calcolare le variabili che possono modificare la precisione del tiro, espone le persone al forte rischio di rimanere travolti dagli animali feriti, che fuggono in preda al terrore e alla sofferenza, oppure di venir colpiti dalle frecce sfuggite – ci scusiamo per l’involontario e funesto gioco di parole – al “controllo” dei cacciatori. Molti cinghiali moriranno solo dopo ore e ore di strazio, con le membra e le viscere squarciate dalle frecce taglienti.
Anche per le persone il futuro non si preannuncia roseo. ENPA ricorda che il “controllo” sfugge ad ogni limitazione posta dalle norme che regolano l’esercizio della caccia. Quindi basta romantiche passeggiate al chiar di luna sui prati profumati dai fiori di campo, perché i selecontrollori potranno girare armati durante le ore serali e notturne e si rischierà di essere trafitti da una freccia: non quella dolce di Eros, ma quella mortale scoccata da un arco compound. E basta serene passeggiate nei due giorni in cui vige l’obbligo del silenzio venatorio, quei martedì e venerdì in cui ci si sentiva liberi – almeno in quei due giorni su sette – di godere in sicurezza la bellezza dell’ambiente naturale del Trentino.
Invitiamo tutti a firmare e diffondere la petizione lanciata dall’ENPA per fermare questo orrore: per sottrarre i cinghiali a questo terribile strazio e per tutelare la serenità e la sicurezza delle persone
PETIZIONE DELL’ENPA RIVOLTA ALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO:
La Provincia Autonoma di Trento, tramite l’assessore Failoni, con il pretesto di un “controllo sperimentale” ha autorizzato l’uccisione di cinghiali con arco e frecce.
Quindi, alcuni “cacciatori arcieri” saranno reclutati con l’obiettivo di uccidere gli animali, con una crudeltà senza precedenti. Le possibilità di infliggere un unico colpo mortale sono molto basse, e così l’individuo può fuggire e trascinarsi per ore trafitto e dilaniato dalla freccia, prima di morire dissanguato.
Oltre alla sofferenza e all’agonia, questo può rappresentare un serio pericolo: un animale selvatico ferito e in preda alla sofferenza può, per autodifesa, reagire nel caso percepisca dei pericoli, come ad esempio la presenza di persone.
Perché infierire con tanta crudeltà? Perché ripristinare questo barbara forma di tortura? Non bastavano i fucili e gli abbattimenti tutti i giorni?
La mistificazione secondo cui è necessario uccidere gli animali con l’obiettivo di contenerne il numero è finita. Oltre 20 anni di caccia e di massacri hanno portato ad un aggravamento della situazione e a pagarne il prezzo sono proprio gli agricoltori.
Chiediamo DI FERMARE SUBITO QUESTO SCEMPIO. NO ALL’USO DI ARCO E FRECCE. CHIEDIAMO INVECE DI ADOTTARE METODI SCIENTIFICI INCRUENTI E VALIDI ANZICHÈ DELEGARE A FACILI UCCISIONI E AL COINVOLGIMENTO DEL MONDO DELLA CACCIA, CHE HA UN EVIDENTE CONFLITTO DI INTERESSI.
Si può firmare la petizione al LINK:
