Di Luca Franceschi
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Il sistema del semestre-filtro per l’accesso a Medicina viene riproposto dalla ministra Bernini, nonostante i fallimenti evidenti già manifestatisi durante il primo anno di applicazione. I correttivi apportati risultano del tutto parziali e insufficienti a risolvere i problemi strutturali della riforma.
Rimangono invariate le risposte a crocette, che addirittura aumentano in numero, perpetuando così l’illusione offerta a migliaia di studenti e alle loro famiglie di aver effettivamente abolito il numero chiuso per l’accesso alla facoltà.
Come accade frequentemente con i governi di destra, il sistema universitario pubblico subisce un ulteriore penalizzazione mentre traggono vantaggio considerevole le università private. Queste ultime, infatti, mantengono un autonomo sistema di selezione che ha già permesso loro di aumentare gli iscritti e l’attrattività. Lo scorso anno hanno potuto inondare i social e i media di campagne pubblicitarie attraverso le quali offrivano agli studenti la possibilità concreta di evitare il semestre-filtro e di iniziare immediatamente una vera formazione didattica in presenza.
In questo contesto, la ministra Bernini continua a proporre numeri di fantasia riguardanti l’aumento dei posti disponibili a Medicina, mantenendo la sua caratteristica difficoltà nella gestione dei dati concreti. Tuttavia, non fornisce alcuna risposta rispetto a questo evidente favore accordato alle università private con i loro corsi in Medicina, su cui aveva precedentemente promesso di intervenire con adeguate misure correttive.
