Di Luca Franceschi
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La deputata del Movimento 5 Stelle è intervenuta in Aula per denunciare le gravissime criticità dell’atto Senato 1808 che, dietro la facciata della cooperazione internazionale e della valorizzazione artistica, introduce una vera e propria immunità preventiva per le opere d’arte provenienti dall’estero.
Durante il suo intervento ha illustrato come, nel caso in cui un’opera di dubbia provenienza dovesse entrare in Italia per una mostra, i legittimi proprietari si troveranno davanti a uno scudo e non potranno far valere le proprie ragioni davanti a un giudice italiano, le cui mani vengono letteralmente legate da un’inviolabilità temporanea assoluta.
La parlamentare ha ricordato ai colleghi che l’Italia non è un Paese qualsiasi, ma la vittima storica di innumerevoli saccheggi e spoliazioni archeologiche che hanno arricchito i musei di mezzo mondo.
Proprio per questo motivo la circolazione dei beni culturali richiede la massima prudenza.
Invece, con un colpo di spugna inaccettabile, questo provvedimento cancella i riferimenti alle Convenzioni Internazionali ed elimina persino il controllo preventivo del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri sulle liste delle opere da proteggere.
Sono stati respinti anche degli emendamenti a prima firma della deputata pentastellata, che intendevano vietare l’immunità in presenza di elementi che facessero ipotizzare una sottrazione illecita del bene, impegnando il Ministero a verifiche preventive e rigorose.
Dire di no a proposte di puro buon senso dimostra che per il Governo la fretta e la propaganda contano più della legalità.
Per queste ragioni, è stato ribadito in Aula che il voto del Movimento 5 Stelle è fermamente contrario a un provvedimento che espone l’Italia a rischi reputazionali gravissimi.
