Di Luca Franceschi
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La deputata Vittoria Baldino, vice presidente del Movimento 5 Stelle, ha sollevato questa mattina alla Camera una questione cruciale sulla libertà di stampa in Italia durante lo svolgimento di interpellanze e interrogazioni. Dalla risposta fornita dal Governo alla sua interpellanza emerge un quadro preoccupante caratterizzato da una evidente disparità di trattamento.
Secondo quanto denunciato dalla parlamentare, quando si tratta di approvare normative che restringono gli spazi dell’informazione, come le cosiddette leggi bavaglio, l’esecutivo procede con estrema rapidità. Al contrario, quando è necessario recepire gli strumenti europei destinati a tutelare la libertà di informazione e il pluralismo, si registra una lentezza significativa.
Ad oggi l’Italia non ha ancora recepito la direttiva anti-SLAPP, né l’ha estesa alle controversie nazionali, nonostante il termine per il recepimento sia già scaduto. Un dato particolarmente grave se si considera che il nostro Paese figura tra gli Stati europei con il maggior numero di querele temerarie censite. Anche il Media Freedom Act risulta ancora non attuato.
Nel frattempo il panorama dell’informazione italiana si trova ad affrontare numerose criticità. Si registrano innumerevoli querele contro giornalisti, quella che viene definita un’occupazione selvaggia del servizio pubblico, il caso Paragon che rimane ancora oscuro e l’approvazione delle leggi bavaglio. Presi nel loro insieme, questi episodi delineano un clima sempre più ostile nei confronti dell’informazione indipendente.
La deputata ha citato come esempio gli attacchi martellanti, concentrici e scomposti che stanno arrivando contro il giornalista Ranucci. Pur riconoscendo che il diritto di tutelare la propria reputazione è sacrosanto, Baldino ha sottolineato che questo non può trasformarsi nel diritto di intimidire.
Quando chi esercita il potere ricorre sistematicamente ad azioni giudiziarie contro giornalisti e testate, il problema non riguarda più il singolo procedimento, ma il rapporto tra il potere e la libertà di informazione. Un rapporto che diventa patologico quando chi governa considera il giornalismo non come un presidio della democrazia, ma come un avversario da colpire.
La vice presidente del M5S ha concluso il suo intervento affermando che questo è esattamente il clima che il Governo Meloni ha contribuito a creare, ponendo l’accento sulla necessità di invertire questa tendenza per garantire il diritto fondamentale ad una informazione libera e indipendente.
