Di Luca Franceschi
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La proposta di legge elettorale avanzata dalla coalizione di destra viene sottoposta a una serrata critica per le sue ricadute sulla rappresentanza femminile nelle istituzioni. Secondo quanto sottolineato da Roberta Mori, portavoce nazionale della Conferenza delle Donne Democratiche del Partito Democratico, il provvedimento comporta ben più che semplici problematiche tecniche: rappresenta un significativo arretramento sul fronte della democrazia paritaria e dei diritti delle donne.
Nel dettaglio, la critica si concentra sulla possibilità che tutti i capilista possano essere di sesso maschile. Tale meccanismo genererebbe una disparità strutturale nella composizione delle liste, particolarmente preoccupante in un sistema che mantiene ancora le liste bloccate e consente le pluricandidature. Questi strumenti hanno già dimostrato concretamente di ridurre la presenza femminile negli organi rappresentativi, secondo quanto evidenziato dall’esponente dem.
L’alternanza di genere nella composizione delle liste, così come strutturata dalla proposta, rischia di diventare un mero artificio formale, privo di effetti concreti nel garantire una vera parità di rappresentanza. La misura risulterebbe dunque inefficace nel perseguire l’obiettivo di una presenza equilibrata di donne negli uffici legislativi.
Mori richiama il fondamento costituzionale del principio di rappresentanza paritaria. Gli articoli 3 e 51 della Costituzione garantiscono l’uguaglianza e il diritto all’accesso alle cariche pubbliche, indipendentemente dal genere. La Corte costituzionale ha inoltre consolidato un orientamento che riconosce il valore delle misure volte a contrastare la storica sottorappresentazione delle donne nella politica.
Da questa prospettiva, la rappresentanza delle donne non costituisce una concessione o un favore, bensì un principio costituzionale fondamentale. Garantire la presenza equilibrata di donne e uomini nelle istituzioni significa tutelare il diritto di tutte le cittadine e tutti i cittadini a essere rappresentati in Parlamento da un corpo che rispecchi effettivamente la composizione della società italiana.
