Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile delle politiche economiche e fiscali del partito, ha risposto con fermezza alle critiche ricevute in seguito alle denunce sollevate dal M5S e dal presidente Conte sulla questione del riarmo.
Secondo Turco, le accuse mosse contro il movimento rappresentano la consueta reazione a chi denuncia come lobby e gruppi finanziari stiano traendo enormi profitti dalla propaganda bellicista. Il senatore ha sottolineato che tali attacchi non intimoriscono il movimento, anzi costituiscono l’occasione per ribadire i dati impressionanti registrati dal settore finanziario legato al comparto della difesa.
A partire dallo scoppio del conflitto russo-ucraino, avvenuto alla fine di febbraio 2022, i numeri parlano chiaro. L’indice americano S&P Aerospace & Defense Select Industry ha registrato un incremento del 150%, mentre l’indice europeo Msci Europe Aerospace & Defense ha segnato un balzo del 250%. Risultati ancora più eclatanti per alcune aziende della difesa europee: Rheinmetall ha visto crescere il proprio valore del 940%, mentre Leonardo ha registrato una performance del 700%.
Turco ha evidenziato come questi risultati straordinari rappresentino un trionfo per fondi esteri, hedge fund e strumenti finanziari come gli Etf, che stanno convogliando enormi quantità di denaro nelle casse dei grandi investitori. Un quadro che contrasta drammaticamente con la situazione dell’economia reale italiana, che si trova ad affrontare stagnazione, calo della produzione industriale, finanze pubbliche in difficoltà, un livello di pressione fiscale che ha raggiunto il record degli ultimi dieci anni e salari reali in diminuzione rispetto a cinque anni fa.
Il vicepresidente pentastellato ha puntato il dito contro quella che ha definito una corsa al riarmo pianificata e finanziaria. In particolare, ha criticato duramente l’impegno assunto dal governo Meloni di portare le spese per la difesa al 5% del Pil. Questo obiettivo vincolerebbe l’Italia a spendere 500 miliardi di euro in più cumulati da qui al 2035 rispetto allo scenario che prevederebbe di fermarsi al 2%.
Si tratta di una cifra che Turco ha definito ciclopica, equivalente a circa 22 Leggi di bilancio del governo Meloni. Una somma che solleva interrogativi sulla sostenibilità e sulle priorità di spesa del Paese in un momento di difficoltà economica per cittadini e imprese.
Nonostante gli attacchi ricevuti, il Movimento 5 Stelle ha annunciato che continuerà la propria battaglia di denuncia su questi temi, ritenendo fondamentale portare all’attenzione dell’opinione pubblica le dinamiche finanziarie che stanno dietro alle scelte di politica della difesa.
