Di Luca Franceschi
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Con l’inizio della discussione in aula alla Camera dei deputati, la maggioranza di governo intende dare dimostrazione della propria capacità di peggiorare ulteriormente una legge elettorale già caratterizzata da profonde iniquità. Il cosiddetto “melonellum” rappresenta qualcosa di più grave di una semplice normativa che accentua il bipolarismo secondo il modello delle leggi regionali: si configura come un vero e proprio golpe istituzionale orchestrato dagli eredi del fascismo e della P2.
In modo subdolo, il governo introduce di fatto il premierato senza procedere a una formale modifica della Costituzione, sottraendo così ai cittadini il diritto fondamentale di esprimersi mediante referendum confermativo. La Repubblica parlamentare, concepita dai costituenti, viene definitivamente eliminata dal nuovo assetto istituzionale che si intende affermare.
Con l’implementazione di questa riforma, il Paese si ritroverebbe con un Presidente del Consiglio eletto direttamente dal popolo, in grado di disporre contemporaneamente di una forte maggioranza in Parlamento e di scegliere il prossimo Presidente della Repubblica, il tutto senza aver ottenuto la maggioranza dei voti dai cittadini. A ciò si aggiungono ulteriori meccanismi definiti come veri trucchi: il divieto della raccolta firme attraverso i canali online per la presentazione delle liste, l’introduzione di tre diversi sbarramenti, l’impossibilità pratica di votare per i cittadini residenti all’estero e il sistema delle pluricandidature con liste prive del voto di preferenza.
La Rifondazione Comunista lancia un appello al popolo della Costituzione, colui che in precedenza ha fermato la riforma della magistratura promossa dal ministro Nordio. È giunto il momento di scendere nelle piazze e di riprendere in mano il diritto di votare e di essere degnamente rappresentati. Per questa ragione, già a partire da domani, la Rifondazione Comunista, insieme alle forze dell’opposizione parlamentare, sarà presente a Montecitorio per promuovere una mobilitazione nazionale capace di bloccare l’approvazione di questa riforma al Senato della Repubblica.
