(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Comune di Trento: la scuola minimizzata nei problemi ma riscoperta per la demagogia.
Esiste un atteggiamento che accomuna il sindaco Ianeselli e l’assessore Bozzarelli: quando emergono problemi reali si tende a minimizzarli; quando invece occorrerebbe presentare risultati concreti, si preferisce ricorrere a iniziative simboliche di impatto mediatico, ma prive di effetti sostanziali.
Lo abbiamo visto con le vicende che hanno interessato il nido, la scuola dell’infanzia e la scuola primaria in Cristo Re, dove alle legittime preoccupazioni delle famiglie l’Amministrazione ha risposto soprattutto con rassicurazioni, minimizzando, salvo poi, a fronte delle limitazioni all’utilizzo delle aree e della diffusione dei risultati delle indagini ambientali, procedere alla bonifica e agli interventi di messa in sicurezza impegnando risorse per oltre 800 mila euro.
Una situazione che meriterebbe una spiegazione perché o il problema è stato eccessivamente minimizzato, impedendo alle famiglie di comprenderne fino in fondo la portata, oppure gli interventi sono stati ben più ampi di quanto necessario, e allora è doveroso spiegare quali valutazioni tecniche abbiano giustificato un investimento così rilevante di risorse pubbliche.
Anche la vicenda della scuola primaria di Ravina conferma questo modo di operare. Le criticità strutturali erano emerse mesi prima, ma le famiglie sono state informate soltanto a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico, quando il trasferimento di alcune classi era ormai inevitabile. Una gestione tardiva della comunicazione che, con maggiore tempestività, avrebbe potuto evitare ulteriori disagi a studenti, genitori e personale scolastico.
Oggi il metodo non cambia, cambia soltanto il tema: la cosiddetta “cittadinanza di comunità” è un provvedimento che non attribuisce alcun diritto, non modifica lo status giuridico degli studenti stranieri e non produce alcun effetto concreto sulla loro vita scolastica. Un atto simbolico, utile a conquistare visibilità, ma incapace di incidere sui problemi reali.
Emerge poi una contraddizione evidente nell’operato della Giunta di sinistra del Comune di Trento: le scuole sembrano essere gestite con estrema lentezza quando richiedono interventi necessari, ma diventano subito protagoniste nei casi in cui possono essere utilizzate per iniziative di ritorno d’immagine.
Una politica che ha sostituito i contenuti con i proclami: quando mancano i fatti, si moltiplicano le parole. Una politica dell’immagine, più attenta agli annunci che alle soluzioni. Gli studenti, italiani e stranieri, non hanno bisogno di attestati simbolici. Hanno bisogno di scuole sicure, di servizi efficienti e di percorsi di integrazione che coinvolgano anche le famiglie, perché è lì che si costruisce una vera comunità.
La buona politica costruisce opportunità, non iniziative di facciata, e l’inclusione si misura nei risultati, non nei comunicati. Sembra che sindaco e assessore abbiano confuso la buona amministrazione con la demagogia: quando mancano i contenuti, si moltiplicano gli annunci.
Amministrare significa affrontare i problemi con serietà e assumersi responsabilità.
I cittadini meritano meno propaganda e più fatti; perché la credibilità di un’Amministrazione non si misura sugli slogan e sulle apparizioni mediatiche, ma sulla capacità di mettere in atto azioni concrete.
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Maurizio Freschi
Fratelli d’Italia – Dipartimento Istruzione Trentino-Alto Adige
