Di Luca Franceschi
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A cinquant’anni dal disastro di Seveso, torna la memoria di una delle pagine più drammatiche della storia ambientale italiana. La nube di diossina che si sprigionò il 10 luglio 1976 provocò gravissime conseguenze sulla salute delle persone, sull’ambiente e sull’intero territorio, segnando per sempre la vita di migliaia di cittadini.
Da quella tragedia è nata una profonda evoluzione del diritto europeo in materia di prevenzione degli incidenti industriali rilevanti. La Direttiva Seveso, aggiornata nel corso degli anni fino all’attuale disciplina, rappresenta ancora oggi uno dei principali strumenti per garantire sicurezza, trasparenza, prevenzione del rischio e tutela delle comunità che vivono vicino agli stabilimenti industriali.
La memoria, però, non può limitarsi alla semplice commemorazione. Deve tradursi in responsabilità concreta, controlli rigorosi, pianificazione territoriale, informazione ai cittadini e investimenti nella prevenzione.
In un contesto in cui le sfide ambientali e industriali sono sempre più complesse, abbassare la guardia sarebbe un errore gravissimo. La tragedia di Seveso ha inoltre contribuito a rafforzare una consapevolezza oggi sancita anche dalla Costituzione italiana.
L’articolo 41 stabilisce infatti che l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute e all’ambiente. Non si tratta di un limite allo sviluppo, ma della condizione perché lo sviluppo sia davvero sostenibile, sicuro e orientato all’interesse collettivo.
Lo sviluppo economico non può mai prescindere dalla tutela dell’ambiente, della salute e delle future generazioni. È questo il messaggio che arriva dalla vicecapogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia.
