Di Luca Franceschi
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Il Governo risulta completamente assente dal dossier dell’ex Ilva. Sono ormai trascorsi più di quattro mesi dall’ultimo incontro tenutosi il 5 marzo presso Palazzo Chigi, senza che seguissero ulteriori convocazioni, discussioni o risposte concrete. Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm hanno fondatamente protestato per il ritardo considerevole rispetto agli impegni precedentemente assunti, prospettando la possibilità di un’autoconvocazione nazionale qualora entro il 15 luglio non giunga una risposta. Tale situazione testimonia l’abbandono da parte dell’esecutivo della più rilevante vertenza industriale italiana.
Intanto la crisi si aggrava su molteplici versanti. La Corte d’Appello di Milano ha rinviato a data indefinita la decisione riguardante l’Autorizzazione integrata ambientale, il processo di vendita rimane bloccato, e la valutazione sulla stabilità finanziaria del fondo Flacks, che era stata annunciata a marzo, continua ad avvolgersi nel silenzio più assoluto. Migliaia di lavoratori diretti, appartenenti all’amministrazione straordinaria e dell’indotto si trovano immersi in una condizione di incertezza e precarietà inaccettabili, mentre la città di Taranto rimane intrappolata in un vuoto giudiziario, industriale e ambientale.
Un impianto della statura del più grande stabilimento siderurgico europeo non può essere sottoposto a una gestione caratterizzata da continui rinvii e promesse disattese. L’Esecutivo Meloni deve convocare senza indugi il tavolo a Palazzo Chigi, chiarire quale sia lo stato effettivo della trattativa concernente la cessione e presentare un programma credibile che affronti il tema della decarbonizzazione, le prospettive di attività produttiva e le garanzie occupazionali per la totalità dei lavoratori coinvolti nella vicenda.
