Di Luca Franceschi
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L’emergenza abitativa in Italia raggiunge livelli senza precedenti, come emerge dai dati contenuti nel dossier “La questione abitativa” presentato dall’Ifel. La crisi non colpisce più soltanto le fasce tradizionalmente più vulnerabili della popolazione, ma si estende ormai al ceto medio, coinvolgendo oltre 1,5 milioni di famiglie in una condizione definita di “overburden”. Queste famiglie sono costrette a destinare più del 40% del proprio reddito netto alle spese per l’abitazione, configurando uno scenario definito raggelante.
Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024, i costi medi di locazione hanno registrato un incremento del 22,6%, con punte particolarmente critiche in alcune città italiane. Milano ha visto un aumento del 41,1%, mentre Firenze ha raggiunto il 44,2%, rendendo la situazione insostenibile per molti cittadini.
A fronte di questa catastrofe sociale, il Piano casa del governo Meloni viene giudicato inadeguato sia nelle soluzioni proposte che nelle risorse stanziate. Il piano non rappresenterebbe quell’intervento “shock” di cui il paese avrebbe necessità, come specificato dall’Ifel stesso. La situazione attuale vede chi vive in affitto destinare il 21% del proprio reddito familiare all’abitazione, contro il 14% di chi paga un mutuo. Questa disparità esclude di fatto milioni di giovani e lavoratori dall’accesso al diritto alla casa.
Il rifinanziamento dei fondi per il sostegno all’affitto e per i “morosi incolpevoli” avrebbe dovuto costituire il primo pilastro di un Piano Casa adeguato. Tuttavia, le richieste avanzate in tal senso sarebbero state sostanzialmente ignorate dal ministro Salvini.
La critica si concentra anche sulla discrepanza tra gli annunci e la realtà dei fatti. Dei dieci miliardi di euro annunciati dal governo Meloni, al momento attuale risulterebbe stanziato appena un miliardo scarso. Questa situazione evidenzierebbe come anche sul fronte degli alloggi popolari e del social housing il governo stia tradendo le aspettative degli italiani in difficoltà.
