Di Luca Franceschi
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Monica Ciaburro, deputato di Fratelli d’Italia e relatore per il suo partito del disegno di legge di riforma della caccia alla Camera, interviene nel dibattito che si è sviluppato attorno alla proposta normativa di modifica della legge 157/1992. Secondo Ciaburro, la discussione ha assunto toni eccessivi, caratterizzati da una proliferazione di informazioni scorrette con l’unico obiettivo di delegittimare schieramenti politici contrapposti.
Sebbene Ciaburro non sia cacciatrice, il suo ruolo di Sindaco di un Comune in provincia di Cuneo, situato al confine con la Francia, le consente di osservare direttamente i molteplici aspetti legati alla gestione del territorio. A livello locale sperimenta quotidianamente i problemi causati dalla fauna selvatica sulle attività produttive, sugli animali e sulle persone.
Nel merito della questione, Ciaburro sostiene che la gestione della fauna del territorio e l’amministrazione delle attività di ripopolamento richiedono necessariamente l’utilizzo di dati affidabili. I cacciatori, a suo avviso, rivestono un ruolo di importanza fondamentale in questo contesto, configurandosi come bioregolatori poiché rappresentano una delle principali fonti di informazioni. L’attività venatoria, infatti, oltre alle sue altre ricadute, contribuisce concretamente alla tutela della biodiversità.
Ciaburro evidenzia come negli ultimi tre decenni il contesto mondiale sia stato sottoposto a trasformazioni significative, determinando sensibili variazioni nella consistenza numerica della fauna selvatica. Un esempio emblematico riguarda il lupo, passato da specie oggetto di programmi di ripopolamento a una diffusione numerica incontrollata, causando danni rilevanti alle attività agricole e rappresentando un pericolo per la popolazione. Tale evoluzione ha condotto al declassamento del suo livello di tutela in ambito europeo, aspetto correttamente recepito dal disegno di legge, che rappresenta un primo intervento verso una politica di controllo effettivo della specie.
Secondo il deputato, gli equilibri della biodiversità possono mantenersi esclusivamente garantendo l’equilibrio tra le diverse specie. Il disegno di legge, a suo giudizio, persegue un unico obiettivo: fornire strumenti operativi che consentano interventi nel 2026, aggiornando così un quadro normativo risalente al 1992.
