Di Luca Franceschi
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La Lega abbandona temporaneamente la retorica contro lo straniero e ritorna alla sua vocazione originaria: la discriminazione territoriale ai danni dei meridionali. Questa volta il bersaglio è il diritto di voto per i fuorisede.
Luca Toccalini, portavoce nazionale dei giovani leghisti, sostiene la necessità di impedire a chi studia e lavora lontano da casa di esercitare il diritto di voto nel luogo di residenza temporanea. La giustificazione fornita è che la maggioranza di questi lavoratori e studenti proviene dal Mezzogiorno e potrebbe “alterare i risultati” elettorali.
In uno Stato già caratterizzato da profonde fratture territoriali, ulteriormente accentuate dalle politiche di autonomia differenziata, la decisione del governo rappresenta un ulteriore colpo ai danni di migliaia di giovani costretti ogni anno a emigrare per cercare migliori prospettive di vita e lavoro. La beffa consiste nel mantenimento dello status quo che obbliga i fuorisede a rientrare nei loro comuni di residenza per votare, moltiplicando costi e difficoltà logistiche.
Le motivazioni di questa scelta sono evidenti: l’esecutivo teme che le misure adottate, caratterizzate da un taglio netto ai diritti e da un’impronta repressiva, possano causare un’ondata di voti contrari nelle prossime elezioni politiche. È una mossa difensiva verso chi potrebbe punirli alle urne.
Occorre ricordare questo episodio quando futuri esponenti governativi cercheranno di vantarsi di avere concesso ai fuorisede la possibilità di votare dove risiedono temporaneamente. La realtà è profondamente diversa: quella possibilità continua a rimanere negata.
