Di Luca Franceschi
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La maggioranza governativa sta offrendo l’ennesima rappresentazione grottesca sul disegno di legge sulla caccia, ormai allo sbando. Dopo aver approvato al Senato un testo definito gravissimo, scritto apparentemente per smantellare la legge 157 del 1992, allargare le possibilità venatorie, indebolire le tutele della fauna selvatica e consegnare un patrimonio collettivo agli interessi dei cacciatori, Forza Italia avrebbe improvvisamente scoperto di nutrire alcuni dubbi.
Le perplessità del partito azzurro non sarebbero però emerse per aver rilevato profili di incostituzionalità, né per aver dato ascolto alle associazioni ambientaliste. Non deriverebbero nemmeno dall’aver preso sul serio gli allarmi sul rispetto delle normative europee o dall’aver finalmente compreso che la fauna selvatica rappresenta una parte essenziale degli ecosistemi e non un fastidio da eliminare.
Secondo quanto emergerebbe, Forza Italia starebbe riconsiderando la propria posizione perché Silvio Berlusconi amava gli animali, salvava gli agnellini e si faceva fotografare con i cagnolini. Una motivazione che viene definita oltre il ridicolo e che rivelerebbe l’assenza di una linea politica chiara.
Non ci si troverebbe di fronte a un partito politico strutturato, ma a una formazione priva di identità e autonomia, che vota in un certo modo al Senato per poi eventualmente correggere il tiro alla Camera. Questo cambio di rotta sarebbe dovuto al fatto che qualcuno, al di fuori delle sedi democratiche e parlamentari, avrebbe ricordato ai deputati azzurri quale fosse la sensibilità del fondatore del movimento.
Il disegno di legge sulla caccia viene considerato una vergogna dall’inizio alla fine. Si tratterebbe di una normativa sbagliata, pericolosa e regressiva, costruita per compiacere una minoranza rumorosa e ben organizzata, ignorando completamente la scienza, la Costituzione, l’ambiente, la sicurezza dei cittadini e il buon senso.
L’eventuale spaccatura che si starebbe aprendo all’interno di Forza Italia non cancellerebbe le responsabilità di chi ha votato quel testo, anzi le aggraverebbe. Dimostrerebbe infatti che i parlamentari erano perfettamente consapevoli di quanto fosse indifendibile quella proposta di legge, ma l’hanno comunque approvata.
