(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////
(Foto realizzata tramite l’Intelligenza artificiale)
///
Una narrazione radicalmente distante dalla realtà quotidiana dei 10 consultori presenti sul territorio trentino. È quanto emerge dall’interrogazione a risposta scritta depositata dalla consigliera provinciale del Partito Democratico del Trentino, Francesca Parolari, che mette in luce il profondo divario tra i recenti annunci mediatici e le reali condizioni in cui versano le
strutture socio-sanitarie territoriali.
A fronte di notizie che descrivono il Trentino quale una delle poche zone in Italia dove si sarebbe proceduto all’attivazione capillare delle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) farmacologiche nei consultori o addirittura a domicilio, i dati degli operatori del settore raccontano un’altra storia. Il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) elaborato
nel 2025 si sta rivelando un fallimento gestionale: Un percorso “spezzato” e frammentato dove la procedura impone alla donna di assumere la prima dose (Mifepristone) in consultorio e di recarsi dopo due giorni in ospedale a Trento per la seconda somministrazione. Una “peregrinazione” che ignora la vulnerabilità psicologica e fisica delle pazienti.
Il percorso è stato imposto agli operatori via meet, senza coinvolgere i medici consultoriali e senza una procedura ufficiale per la gestione del farmaco.
A oggi, solo il consultorio di Trento ha attivato l’iter. Le donne trentine sono così costrette a dover abortire obbligatoriamente in ospedale.
La situazione dei consultori trentini poi, evidenzia poi grandi difficoltà per la carenza di organico e spazi ridotti. Le ore dei medici specialisti sono state progressivamente ridotte, i professionisti cessati dal servizio non sono mai stati sostituiti e l’invio dei ginecologi consultoriali a coprire i turni del “Percorso nascita” costringe spesso a sospendere i servizi sul territorio. A questo si aggiungono spazi strutturali così ridotti da non poter garantire la necessaria privacy.
Inoltre, la scelta gerarchica di porre i consultori sotto il DAI Transmurale Ostetrico-Ginecologico (afferente al Servizio Ospedaliero Provinciale) penalizza la sanità territoriale e di prossimità e genera un’evidente contraddizione: pur con questa collocazione la disponibilità esclusiva di giovani medici è mantenuta all’interno degli ospedali a scapito del territorio.
Mentre i consultori trentini versano in queste condizioni e quello di Trento applica rigidi e irragionevoli limiti d’età per le prestazioni ordinarie extra-LEA (come l’inserimento delle spirali intrauterine consentito solo fino ai 25 anni, escludendo la fascia 30-45 anni che ne fa maggiormente uso), la vicina Provincia Autonoma di Bolzano dimostra una lungimirante
programmazione: con una delibera della Giunta del 19 giugno 2026, Bolzano ha infatti stanziato 500.000 euro annui per un progetto pilota che, dal 1° settembre 2026, garantirà l’accesso gratuito ai contraccettivi per i giovani dai 14 ai 25 anni e per le fasce vulnerabili, valorizzando il ruolo centrale dei consultori.
Abbiamo quindi chiesto alla Giunta provinciale, attraverso un’interrogazione, di fare chiarezza su:
1. Il bilancio reale e il numero di IVG farmacologiche eseguite completamente nei consultori a sei mesi dall’introduzione del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA).
2. Gli orari di presenza ginecologica nei 10 consultori e le ragioni della mancata sostituzione del personale cessato.
3. I motivi per cui si preferisce accentrare i giovani medici nei reparti ospedalieri lasciando il territorio privo di organico.
4. La logica clinica di un percorso IVG frammentato e lesivo della dignità della paziente.
5. Se non si ritenga urgente seguire l’esempio di Bolzano, introducendo anche in Trentino la contraccezione gratuita per i giovani e le fasce vulnerabili.
*
cons.ra Francesca Parolari Gruppo PD del Trentino
