Di Luca Franceschi
///
I dati Copernicus certificano lo stato di emergenza climatica in cui versa l’Italia e il Mediterraneo. Le temperature delle acque marine hanno raggiunto livelli allarmanti, con aree del bacino mediterraneo che superano di sei gradi la media storica degli ultimi quarant’anni. Attorno alla Sardegna l’acqua ha già toccato i ventotto gradi, mentre il ventunesimo giugno ha segnato un nuovo record assoluto con una temperatura media globale dei mari di ventuno gradi.
Un mare così caldo rappresenta ben più che una semplice cartolina estiva. Gli ecosistemi marini si trovano sotto stress crescente, mentre le temperature elevate forniscono maggiore energia ai fenomeni meteorologici estremi come temporali violenti, grandinate e notti tropicali. Le città faticano sempre più a raffreddarsi durante le ore notturne, creando situazioni di disagio diffuso.
Le conseguenze per la salute pubblica, per il settore del lavoro e per l’economia sono significative. Il governo, secondo la critica mossa, continua a minimizzare l’entità della crisi climatica mentre il caldo estremo colpisce duramente i lavoratori nei cantieri, nei campi, nella logistica e nelle fabbriche, oltre a colpire gli anziani e le persone fragili, provocando vittime.
Il governo si concentra sulla legge elettorale mentre l’Italia affronta un’emergenza climatica di proporzioni notevoli. Manca l’adozione di misure nazionali coordinate, a partire dallo stop alle attività lavorative nelle ore più pericolose quando necessario, dai controlli più stringenti e dalle tutele concrete per lavoratrici e lavoratori esposti.
L’accelerazione sulla transizione verso le energie rinnovabili rappresenta una priorità improcrastinabile, diversamente dall’utilizzo del nucleare come strumento di distrazione dall’emergenza climatica. Chi governa e continua a negare la crisi climatica si assume una responsabilità di estrema gravità nei confronti del Paese e dei suoi cittadini.
