Di Luca Franceschi
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I rappresentanti del Movimento 5 Stelle in Commissione di Vigilanza Rai hanno espresso una dura critica ai nuovi palinsesti televisivi che saranno presentati ad Ancona nei prossimi giorni. Secondo gli esponenti pentastellati, quanto emerso dall’odierna riunione del consiglio di amministrazione dimostra come la programmazione della prossima stagione rappresenti la definitiva trasformazione della tv pubblica in quello che hanno definito “TeleMeloni”.
Al centro delle polemiche vi è in particolare la scelta di affidare ad Antonino Monteleone la conduzione del martedì sera su Rai 3. I parlamentari del M5S hanno definito questa decisione “uno schiaffo a chiunque creda ancora nel servizio pubblico”, sottolineando come si tratti della dimostrazione di una Rai dove l’insuccesso non viene punito ma addirittura premiato, rendendo il concetto di merito una vera e propria barzelletta.
Gli esponenti grillini si sono chiesti come sia possibile affidare una serata così importante, in cui ci si confronta con programmi condotti da Floris e Berlinguer, a una persona che su Rai 2 non ha raggiunto nemmeno l’uno per cento di share. Secondo i rappresentanti del Movimento, la gestione dell’amministratore delegato Rossi sta progressivamente svuotando Rai 3 della sua identità storica, sostituendo qualità e credibilità con logiche che umiliano chi si è conquistato sul campo la propria posizione.
Ma questo caso non rappresenta che un tassello di quello che viene definito un “puzzle devastante”. Nel mirino anche la conferma dei programmi di Tommaso Cerno, pagati con i soldi del canone, in una collocazione tutta orientata a destra insieme a Sottile nel pomeriggio di Rai 2. Nel frattempo si registrano la cancellazione di Bollani e l’abbandono di Ranucci, a cui è stata negata la tutela legale.
Tuttavia, secondo i parlamentari pentastellati, la ferita più profonda va oltre le singole scelte di palinsesto. Il riferimento è a situazioni in cui si può irridere il dramma di un popolo mentre i suoi bambini vengono uccisi dalle bombe, senza che questo comporti conseguenze, ma anzi non impedendo nemmeno una promozione. Il messaggio che passa, secondo gli esponenti M5S, è devastante: non esisterebbero più limiti, responsabilità o principi che valgano la pena di essere difesi.
Quando è la televisione pubblica a legittimare tutto questo, concludono i rappresentanti grillini, il problema non riguarda più una singola nomina ma diventa il crollo di ogni credibilità. La situazione viene descritta come un punto di non ritorno per il servizio pubblico radiotelevisivo.
