Di Luca Franceschi
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Rappresentanti di Rifondazione comunista denunciano come particolarmente grave il fatto che un’istituzione dello Stato eserciti pressioni su un’associazione culturale, o su un suo rappresentante, al fine di impedire l’espressione di un’opinione o di un dissenso politico. Tale comportamento risulterebbe inaccettabile indipendentemente dal tema affrontato, dal governo in carica presso l’istituzione interessata, o dall’associazione che riceve finanziamenti pubblici. In tempi recenti, una situazione analoga si è verificata con “Più libri più liberi” durante il governo Meloni, mentre oggi si ripete a Roma nei confronti del “Piccolo America” da parte dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gualtieri.
Secondo Rifondazione, risulta altrettanto grave la decisione assunta dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio di convertire il storico cinema Metropolitan, situato nel pieno centro della città, in una sorta di centro commerciale dotato anche di una sala cinematografica. I rappresentanti del partito riportano come, in modo analogo a quanto realizzato dall’ex ministro Franceschini a livello nazionale, venga mercificato tutto, persino ciò che per sua natura non dovrebbe esserlo, quali il sapere e la cultura. Secondo questa visione, ogni elemento diventa “vendibile” e deve sottostare alle leggi di mercato, incluso persino il governo di una città.
Gli esponenti di Rifondazione riconoscono come meritoria la mobilitazione di alcune personalità del mondo dello spettacolo in difesa del Piccolo America, così come apprezzano le voci che si levano contro la cementificazione e la mercificazione di Roma.
Il partito sottolinea come da anni, quasi in solitaria, porti avanti la battaglia volta a impedire per legge il cambio di destinazione d’uso di tutti i luoghi della cultura e della socialità, dalle sale cinematografiche ai teatri, dalle sale concerto alle librerie, dalle biblioteche ai centri sociali, che rappresentano spesso ultimi presidi di democrazia, accoglienza e diffusione della cultura. Parallelamente, Rifondazione sostiene la necessità del sostegno pubblico ai luoghi della cultura quale dovere istituzionale, naturalmente operando in piena trasparenza e senza discriminazioni o privilegi.
Nel corso degli ultimi anni, Roma ha assistito alla chiusura di molti di questi spazi o alla loro trasformazione in supermercati o banche. Sono scomparse biblioteche e librerie, mentre la cementificazione è proseguita in modo incontrollato. Diversi centri sociali sono stati sgomberati, mentre strutture come Casapound resterebbero intoccabili. Interi quartieri storici sono stati spianati e monumenti distrutti, senza però generare quella solidarietà importante che avrebbe potuto contenere tali fenomeni.
Rifondazione comunista continua la sua battaglia a Roma in difesa di questi luoghi, contemporaneamente operando contro gli sfratti e gli sgomberi delle case occupate, l’inceneritore, la gentrificazione, per il diritto alla casa, contro il potere degli immobiliaristi, per una città accogliente e antifascista e per spezzare il legame con l’apparato industriale israeliano. Il partito ribadisce la convinzione che un’altra città sia possibile e per questo continua a battersi.
I firmatari della dichiarazione esprimono la certezza che coloro che sottoscrivono la lettera a favore del Piccolo America continueranno a stare al loro fianco nelle lotte finalizzate a cambiare il governo della città.
