Di Luca Franceschi
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Un’inchiesta pubblicata da Il Giornale ha riacceso i riflettori sulle indagini condotte dalla commissione Covid, in particolare riguardo a uno dei maggiori affidamenti diretti mai realizzati nella storia della Repubblica italiana. Si tratta di un maxi-appalto del valore di 1 miliardo e 251 milioni di euro, aggiudicato a consorzi cinesi di dubbia affidabilità, costituiti pochi giorni prima della sottoscrizione del contratto, per la fornitura di mascherine che si sono rivelate inadeguate e potenzialmente pericolose per la salute pubblica.
Particolarmente critico risulta il fatto che l’operazione sia stata condotta utilizzando documenti contabili la cui affidabilità appare fortemente discutibile. La questione assume contorni ancora più preoccupanti considerando che questa gestione disinvolta del denaro pubblico è avvenuta presso la struttura commissariale guidata da Arcuri, designato dal governo Conte II, mentre allo stesso tempo venivano sistematicamente ignorate numerose imprese italiane di comprovata affidabilità che avrebbero potuto fornire mascherine conformi agli standard di sicurezza richiesti a prezzi significativamente inferiori.
Secondo quanto dichiara la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, questi elementi generano una profonda frustrazione rispetto alle modalità di utilizzo delle risorse pubbliche. La parlamentare conclude chiedendo cosa altro debba emergere prima che l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte decida di farsi sentire direttamente in audizione presso la commissione Covid, fornendo così le sue versioni dei fatti e chiarimenti su quanto accaduto durante il periodo della sua gestione governativa.
