Di Luca Franceschi
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Emergono dubbi significativi sulla riforma dei comuni montani dopo il recente incontro tra le autonomie territoriali e il ministro Roberto Calderoli. Secondo quanto sostenuto dalla segreteria del Partito Democratico, il ministro continua a difendere la nuova classificazione, rivendicando persino l’esclusione di criteri economico-sociali dall’analisi dei territori montani.
Calderoli assicura che non vi saranno conseguenze sulle deroghe per la formazione delle classi scolastiche, tuttavia non fornisce una chiara giustificazione del fondamento giuridico di questa posizione. La tutela dei territori montani verrebbe affidata alla discrezionalità degli Uffici scolastici regionali, mentre secondo le critiche mosse dalla parte democratica, criteri oggettivi garantirebbero maggiori certezze e tutele concrete.
Sul fronte agricolo persiste confusione tra la politica agricola comune e le misure statali dedicate all’agricoltura in montagna, alimentando ulteriormente le perplessità sulla coerenza complessiva dell’approccio governativo.
La decisione definitiva ricade sulla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Qualora sottoscrivesse il Dpcm voluto da Calderoli, le conseguenze per la montagna italiana sarebbero irreversibili. Diversamente, qualora il Parlamento approvasse la proposta di legge Schlein-Sarracino che abroga l’articolo 2 della legge Calderoli, sarebbe possibile ricominciare da una base solida ed evitare l’esito negativo temuto.
La questione si presenta dunque con chiarezza: proseguire sulla strada tracciata da Calderoli oppure operare scelte concrete a difesa della dignità della montagna italiana e dei suoi abitanti.
