Di Luca Franceschi
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Le parole pronunciate nell’Aula della Camera dei Deputati dal collega Francesco Silvestri nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni rappresentano un episodio inaccettabile e indegno di un confronto parlamentare serio e costruttivo. Mentre la critica politica rimane sempre legittima e auspicabile in una democrazia, ben diversa è la scelta di ricorrere ad allusioni che evocano stereotipi offensivi rivolti alle donne, suggerendo che il successo e gli incarichi ottenuti non derivino da effettive capacità, dedizione e dal consenso democratico.
In qualità di componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, ritengo particolarmente grave che simili espressioni vengano pronunciate all’interno dell’Aula di Montecitorio. Da tempo assistiamo a giuste e costanti denunce riguardanti il sessismo nel linguaggio utilizzato in ambito pubblico e nelle istituzioni, per questo motivo oggi mi aspetto una condanna altrettanto decisa da parte delle organizzazioni femministe, delle parlamentari che siedono nei banchi dell’opposizione e di tutti coloro che hanno fatto della difesa della dignità femminile una battaglia sia politica che culturale.
Il rispetto nei confronti delle donne non può funzionare selettivamente in base alle circostanze. Non è possibile che dipenda dall’orientamento politico della donna che viene aggredita verbalmente. Se un’espressione contiene elementi sessisti, lo rimane indipendentemente da ogni altra considerazione. Se un linguaggio risulta offensivo verso una donna, mantiene questo carattere a prescindere dal fatto che quella donna occupi una posizione a destra o a sinistra dello schieramento politico. All’interno del Parlamento il rispetto deve essere sempre garantito, e ancor più quando rivolto a una donna che ricopre la carica più elevata del Governo della Repubblica.
Su questioni di tale importanza non possono esistere criteri doppi e discriminanti. Il mantenere il silenzio di fronte a questi accadimenti rappresenterebbe un errore significativo. Sarebbe ancora più grave da parte di coloro che quotidianamente sollevano, a ragione, l’importanza del rispetto verso le donne.
