Di Luca Franceschi
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Il governo mostra un imbarazzo sempre più evidente di fronte alle vicissitudini giudiziarie che riguardano il ponte sullo Stretto. A sostenerlo è il vicepresidente della commissione Ambiente della Camera del Movimento 5 Stelle, che punta il dito contro il groviglio di contraddizioni emerse nelle ultime settimane.
Le parole di Ciucci in contrasto con le intercettazioni di Saccomanno, le dimissioni odierne di Miele e i timidi “si va avanti” che arrivano da Lega e Forza Italia, ma non da Fratelli d’Italia, testimoniano secondo il parlamentare pentastellato come in tre anni si sia creato solamente un ponte inverecondo di intrallazzi.
Il costo per gli italiani sarebbe già di quasi tre miliardi di euro, spesi tra perizie, contro-perizie, incarichi agli amici, prebende e stipendi d’oro definiti osceni. La presidente del Consiglio Meloni viene accusata di fare la gnorri, con un atteggiamento del tipo “io non c’ero, e se c’ero dormivo”, mentre Salvini collezionava disastri nell’iter procedurale.
Tajani sarebbe costretto a blaterare a mezza bocca “avanti tutta” per non contraddire il sogno che fu di Berlusconi. Mezza Lega, forse anche tre quarti secondo le stime del deputato M5S, vedrebbe ormai nel ponte sullo Stretto una zavorra gravosa almeno quanto quella che ha a destra con Vannacci.
La verità secondo il Movimento 5 Stelle è una sola: il governo su quest’opera ha candidamente fallito. Meloni non può più stare zitta ed è ora che metta giù la prima pietra, quella tombale.
