(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Corte dei conti. La scelta di Fugatti dimostra spregio per l’istituzione e nessun rispetto per 155mila lavoratrici e lavoratori che credono in Laborfonds. Cgil Cisl Uil: il fondo di previdenza complementare non può essere usato per lanciare candidature di alcun genere.
“Il teatrino andato in scena ieri in Consiglio provinciale per la nomina, poi affossata, di Lorenzo Bertoli come giudice della Corte dei Conti dimostra da parte del presidente Fugatti una totale mancanza di rispetto rispetto per 155 mila lavoratrici e lavoratori iscritti a Laborfonds, che credono nella previdenza integrativa regionale e che ieri hanno avuto la plastica dimostrazione che contano le poltrone più del loro destino. E’ un fatto gravissimo”. Non nascondono il loro sconcerto i segretari generali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher per la “questione Bertoli”.
Con l’indicazione del nome del presidente di Laborfonds si è dimostrata la totale noncuranza per gli assetti del fondo regionale, principale soggetto della previdenza e del welfare regionale, nessuna attenzione al confronto con le parti sociali che siedono nel board del fondo e che avrebbero dovuto, quanto meno, essere messe a conoscenza di questa mossa. “Invece nessuno ha pensato alle ripercussioni sulla governance di Laborfonds perché evidentemente per la maggioranza, o parte di essa, e per il presidente il tema era solo legato ad un problema di nomine, un risiko in cui ogni casella deve essere occupata secondo logiche che esulano dal rispetto dei mandati già assunti.
Ci opponiamo con forza a questo modo di gestire le cariche pubbliche, per cui si può passare da un ruolo ad un altro con tale leggerezza. Il fondo regionale, dalla cui presidenza Bertoli avrebbe dovuto dimettersi per incompatibilità se fosse stato nominato alla Corte dei Conti, non può essere gestito da una parte istitutiva, ancora meno se parliamo di quella pubblica, come un trampolino di lancio né come un autobus”, concludono i tre segretari.
