(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////
Migliaia di spettatori in piazza Duomo per lo spettacolo promosso dalla Federazione cori I King’s Singer mattatori della festa
per i cent’anni della coralità alpina che guarda al futuro attirando i giovani.
Hanno superato le aspettative con la loro bravura e simpatia i King’s Singers, formazione vocale del Regno Unito tra le più prestigiose al mondo, che ieri in una gremita piazza Duomo hanno incantato e divertito il pubblico – più di un migliaio di persone, con numerose autorità in prima fila, che oltre a occupare i posti a sedere hanno assistito in piedi allo spettacolo – accorso alla grande festa organizzata dalla Federazione Cori del Trentino per celebrare i cent’anni della coralità alpina. Il sestetto, ospite d’onore dell’evento, ha inanellato una quindicina di brani che hanno dimostrato virtuosismo vocale, teatralità e humor inglese (a strappare il sorriso di tutti, anche un’ironica rivisitazione dell’Ouverture del Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini).

I canti eseguiti alla perfezione lasciando intuire una preparazione e una professionalità enormi e le interpretazioni più che brillanti, sono stati gli ingredienti di un concerto memorabile. Subito prima 150 bambini e ragazzi diretti dal maestro Stefano Chicco, provenienti da cori di voci bianche e giovanili di tutta la provincia, avevano aperto la serata con un applaudito Inno al Trentino. A seguire a salire sul palco sono stati il coro della Sosat diretto da Roberto Garniga, che ha proposto La Rosa delle Alpi di Franco Sartori e il coro della Sat diretto dal maestro Mauro Pedrotti che ha eseguito uno dei “pezzi forti” del proprio repertorio: Era nato poveretto, armonizzato da Arturo Benedetti Michelangeli.
Mentre su piazza Duomo scendeva la sera, per il gran finale si sono unite tutte le voci – dei King’s Singers, bianche e giovanili, Sat e Sosat – per cantare insieme La Montanara. A quel punto anche la voce di un pubblico emozionato si è aggiunta a quella dei coristi. L’evento dedicato al centenario è proseguito poi per concludersi all’interno della Cattedrale con l’ultima parte nella quale i cori trentini e il sestetto inglese hanno eseguito quattro brani religiosi – la Sat con l’Ave Verum Corpus di Mozart, la Sosat con la Preghiera Trentina e i Singers con due brani della loro tradizione –, grazie alla collaborazione del Festival di Musica Sacra.
Poco prima, nel pomeriggio Palazzo Geremia ha ospitato Piattaforma Folk, palestra di riflessione e confronto giunta alla quarta edizione che la Federazione Cori del Trentino ha agganciato quest’anno alla festa per i cent’anni della coralità alpina. Il titolo “L’antico che nutre il nuovo” ha acceso i riflettori sul tema del ricambio generazionale nei cori popolari, intrecciando testimonianze di giovani coristi e direttori di coro, provenienti da regioni ma soprattutto da esperienze diverse. Dopo l’intervento con cui l’etnomusicologo Guido Raschieri, docente all’Università di Trento, ha richiamato la storia della coralità popolare mostrando il primato originariamente attribuito più ai testi poetici dei canti che alla musica, difficilmente rintracciabile, Alessandro Ledda (direttore del coro Cet di Milano) ha dialogato con Luca Allegranza, direttore delle Voci di Cistella – Domodossola (classe 2003), Sara Baroni de “I Ragazzi della Baracchina” – Reggio Emilia (2005) e altri due giovani maestri: Federico Orler, direttore del Coro Sass Maor del Primiero e Filippo Stefenelli, che dirige insieme a Dodo Versino il coro Cantering di Roma. Da remoto è intervenuto con uno video anche Luca Lazzeri Zanoni, noto sui social come Luca Baz, influencer della coralità trentina, del Coro Genzianella di Roncogno. Tra i numerosi spunti emersi tre hanno accomunato i racconti dei protagonisti.
Il primo è che i giovani desiderano unirsi a un coro quando hanno l’opportunità, offerta loro in qualunque modo (a scuola, dai familiari o dagli amici), di coglierne il fattore umano, di ritrovarsi a cantare insieme provando il piacere inatteso e sconosciuto che scaturisce dalla fusione delle voci. Conta in secondo luogo il repertorio, perché se da una parte c’è il gusto dei ragazzi di appropriarsi dei brani orecchiati della tradizione alpina che genitori e nonni canticchiavano a casa, dall’altra c’è la voglia di cercarne altri scavando nelle memorie del proprio territorio, importati da altre regioni o composti in qualche caso da loro stessi. Terza attrattiva, i direttori. Perché quanto più brillante è l’approccio di un maestro ai coristi e forte la sua preferenza per alcuni canti rispetto ad altri, tanto maggiore è la possibilità per i ragazzi di essere contagiati dalla sua stessa passione.
