Di Luca Franceschi
///
I vertici Rai sono stati convocati in Commissione Cultura alla Camera per presentare un piano immobiliare che solleva numerose perplessità e lascia irrisolte diverse questioni cruciali. A esprimere forti dubbi è il deputato Gaetano Amato del Movimento 5 Stelle, che ha evidenziato come il progetto presenti troppi vuoti e contraddizioni.
Uno dei nodi principali riguarda Palazzo Labia a Venezia, storica sede della Rai. Secondo il deputato, per l’ammodernamento dell’edificio sarebbero già state spese migliaia di euro, ma durante l’audizione i vertici dell’azienda avrebbero smentito questa circostanza. Sarà necessario richiedere la documentazione per fare chiarezza sulla vicenda.
Particolarmente significativa è stata la mancata risposta dei dirigenti Rai alle critiche mosse da Fiorello, che ha definito la vendita del Teatro delle Vittorie un vero e proprio crimine contro la storia dello spettacolo italiano. La struttura, peraltro sottoposta a tutela, rappresenta un pezzo importante del patrimonio culturale nazionale, e la sua dismissione solleva interrogativi sulla gestione del servizio pubblico.
Il problema di fondo, sottolinea Amato, è se sia accettabile trattare luoghi così carichi di storia e significato per il servizio pubblico come se fossero semplici beni immobiliari da liquidare. La storia della Rai non può essere considerata alla stregua di normali asset da vendere al miglior offerente.
Restano inoltre numerosi dubbi sui lavori di ristrutturazione di Viale Mazzini, a partire dai pareri della Soprintendenza. A un’osservazione esterna, i cantieri sembrano non essere mai effettivamente partiti, mentre l’azienda continua a sostenere costi milionari per l’affitto della nuova sede a Roma Sud. Viene da chiedersi se non fosse possibile elaborare una soluzione alternativa che valorizzasse le strutture già di proprietà della Rai, come ad esempio Saxa Rubra.
La questione centrale rimane però quella economica e strategica. Ha davvero senso dismettere il 23% del patrimonio immobiliare del servizio pubblico, un patrimonio che appartiene a tutti gli italiani, per incassare poco più di 200 milioni di euro? La cifra appare ancora più discutibile se confrontata con i 150 milioni di euro che la Rai spende solo per gli affitti nella città di Milano.
Più che un piano industriale oculato e lungimirante, conclude il deputato del M5S, questa operazione sembra configurarsi come una vera e propria svendita. Un’operazione ancora più grave perché va a intaccare la storia stessa della Rai, un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini italiani e che dovrebbe essere preservato e valorizzato, non smantellato pezzo per pezzo.
