Di Luca Franceschi
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Secondo quanto sostiene Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, la campagna vaccinale condotta durante l’emergenza Covid in Italia sarebbe stata caratterizzata da una precipitosità che ha ignorato importanti principi clinici e di cautela sanitaria.
Al centro della critica dell’esponente di FdI vi è l’assenza di una banca dati nazionale dedicata al monitoraggio delle persone guarite naturalmente dal virus. Un simile strumento avrebbe consentito al Governo di avere una conoscenza precisa del numero di cittadini che avevano sviluppato un’immunità naturale seguita al contagio, elemento ritenuto determinante dalle autorità sanitarie per formulare adeguate scelte di politica vaccinale.
Malan sottolinea come l’allora esecutivo abbia deciso di procedere con una campagna vaccinale di massa senza possedere questa informazione fondamentale. A ciò si aggiunge un’ulteriore considerazione di ordine economico: considerato che nella fase iniziale della campagna vi era una disponibilità limitata di dosi, somministrare il vaccino alle persone guarite costituirebbe stato uno spreco sia di risorse che di denaro pubblico.
La posizione del senatore trova oggi una conferma nelle dichiarazioni rilasciate in commissione Covid dal professor Giovanni Rezza, già direttore generale della Prevenzione Sanitaria presso il Ministero della Salute, il quale ha confermato l’effettiva assenza di questa banca dati a livello nazionale.
Sulla base di questi elementi, Malan conclude che le scelte adottate in materia vaccinale siano state realizzate in modo affrettato, disattendendo il principio di precauzione e la dovuta valutazione del rapporto tra rischi e benefici, criteri che dovrebbero orientare le decisioni nell’ambito sanitario.
