(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Si è svolta oggi, presso la Casa di Comunità di Trento Nord, la cerimonia del taglio del nastro. Non possiamo dire che sia una località amena, visto che è stretta tra ferrovia e tangenziale del Brennero, ai lati di due birrerie e con una strada, via Franceschini, indicata come via di accesso preferita dalle geolocalizzazioni, più adatta ai trattori che alle auto, con poca illuminazione e con posti auto minimi rispetto all’annunciata popolazione di Trento Nord e agli oltre quaranta dipendenti Asuit e convenzionati che dovrebbero andare lì a lavorare prima del 30 giugno 2026.
Era presente, per il Comune, l’assessore Casonato, che avrà preso visione del fatto che manca anche la pista ciclabile, non adatta certo alle persone non autosufficienti e fragili che dovrebbero avere come punto di riferimento tale Casa di Trento Nord.
Come sindacato di maggioranza in Trentino della medicina generale, presente al taglio del nastro, abbiamo appurato soprattutto che, con due sole stanze adibite ad ambulatori dei medici di medicina generale, all’ultimo piano dell’edificio, non si può svolgere adeguata attività per i nostri pazienti. I medici di famiglia che dovrebbero gravitare su tale struttura, infatti, sono almeno quindici per due AFT.
Ci immaginiamo quindi che sia Asuit sia la Provincia abbiano lanciato il messaggio chiaro che la Casa di Comunità spoke di Trento Nord non sia affatto stata adattata per il settore dei medici di medicina generale. Non per quelli che sicuramente lavorano in Valle dei Laghi, né per quelli che lavorano a Gardolo o sulle colline circostanti: i lavandini non sono piastrellati; non ci sono parcheggi per i professionisti; sopra i lettini mancano le sorgenti luminose e non sono stati inseriti neppure i fili elettrici; ci sono al piano più servizi igienici che stanze per il nostro settore; gli spazi di ogni stanza sono amplissimi ma del tutto privi di logicità. Non c’è neppure un carrello per le medicazioni, quasi si volesse passare il messaggio che siamo adibiti alla sola burocratizzazione.
A meno che, come sta dicendo a Roma Schillaci, non si intenda anche in Trentino mettere alla dipendenza tutti coloro che oggi, nelle Case di Comunità, come medici di medicina generale, non vogliono proprio entrarci, né sei né un’ora al giorno. A cominciare da quelli della Valle dei Laghi, sottraendo a quei piccoli comuni i medici a ruolo unico. Giovedì SMI Trentino sarà a Roma a manifestare contro il ruolo unico e gli obblighi dettati dal ministro, prima di avviarci, anche qui, allo sciopero generale della categoria.
Meglio avrebbe fatto Asuit, insieme alla Provincia, a usare la Casa di Comunità Nord per il tutoraggio dei medici formandi in vista della specializzazione di cui parla Schillaci; oppure a inserire in pianta stabile un centro per i codici minori che catturasse l’attenzione della popolazione di Trento Nord, oggi obbligata ad andare al PS del S. Chiara per codici bianchi e verdi. Oppure ancora a concordare una guardia medica diurna che prendesse in carico tutta la popolazione a nord di Trento che da mesi è senza medico di famiglia, perché vanno deserte le zone carenti di quella parte di città. Invece ci è stata presentata come una volontà politica, dove non è mancata la pubblicizzazione, con nome e cognome, della ditta che ha costruito la struttura.
In definitiva, SMI, pur ringraziando sia l’assessore Tonina sia il direttore generale Ferro per avere ricordato che le Case non possono prendere i soldi del PNRR se non ci sono dentro i medici di base, ma anche le guardie mediche, e che tale Casa di Comunità, pagata interamente dalla Provincia, chiuderà la domenica, dobbiamo mestamente considerare che tutto è la Casa di via Unterveger 52, tranne ciò che si era concordato nella programmazione deliberata dalla giunta provinciale nel 2023, in primis dall’ex assessore Segnana, dal dr. Ruscitti e dal dr. D’Urso, tra medici di famiglia, referenti di aggregazioni funzionali, coordinatori AFT di distretto e il loro personale dipendente. Cioè nulla che interessi alla medicina generale trentina.
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Dottor Nicola Paoli
Segretario SMI Trentino
