Di Luca Franceschi
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L’Italia deve emanciparsi dal monopolio delle Big Tech straniere per proteggere la propria democrazia. È questo il messaggio lanciato dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Vincenza Aloisio, che sottolinea l’urgenza di sviluppare piattaforme digitali nazionali, dall’intelligenza artificiale ai social network.
Secondo la parlamentare pentastellata, il Paese non può continuare a dipendere dalle multinazionali estere, che non hanno a cuore gli interessi delle comunità italiane. Il progresso tecnologico non arriva spontaneamente e necessita di una vera padronanza nazionale per tutelare i dati sensibili e proteggere il Paese anche da possibili attività di spionaggio straniero.
In un contesto caratterizzato da un flusso informativo continuo e disorientante, la politica ha il dovere di ritrovare una direzione chiara e strategica. Questo richiamo alla saggezza profonda si ricollega all’umanesimo condiviso dalla dottrina sociale della Chiesa, tema che sarà approfondito nell’enciclica di Papa Leone XIV in uscita.
La sfida tecnologica tocca due pilastri fondamentali della società. Il primo riguarda la totalità dell’essere umano: i cittadini italiani non possono essere ridotti a semplici aggregati di dati da monetizzare su server localizzati oltreconfine o oltreoceano. L’essere umano rappresenta libertà, relazione e dignità, valori che devono essere salvaguardati attraverso spazi digitali sovrani.
Il secondo pilastro riguarda l’inclusività. Una tecnologia controllata dall’estero tende ad accentrare il potere ed escludere chi resta indietro. Lo sviluppo di filiere digitali italiane permetterebbe invece di generare competenze interne, creare lavoro qualificato e promuovere l’inclusione, evitando che il Paese si divida tra chi avanza e chi viene lasciato ai margini.
Costruire un’alternativa tecnologica italiana rappresenta una scelta strategica di libertà, equità e dignità per il futuro della nazione.
