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FI – FORZA ITALIA * CAMERA: «TENERINI (FI): “LA FLESSIBILITÀ NON È PRECARIETÀ, È ORGANIZZAZIONE INTELLIGENTE. IL LAVORO DEL FUTURO VA GOVERNATO, NON DEMONIZZATO”»

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18.33 - venerdì 22 maggio 2026

Di Luca Franceschi
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Tenerini (Fi): “La flessibilità non è precarietà, è organizzazione intelligente. Il lavoro del futuro va governato, non demonizzato”

Roma, 22 maggio 2026 – “La flessibilità non è precarietà. La precarietà è flessibilità senza regole, senza formazione, senza contrattazione e senza prospettiva. La vera sfida, oggi, è costruire una flessibilità buona, capace di tenere insieme produttività, tutele, qualità della vita e competitività delle imprese”.

Lo ha dichiarato l’On. Chiara Tenerini, deputata di Forza Italia e responsabile nazionale del Dipartimento Lavoro del partito, intervenendo oggi al Festival del Lavoro di Roma, su invito dei Consulenti del Lavoro, nel panel dedicato al lavoro flessibile e ai nuovi modelli organizzativi.

“Il dibattito italiano sul lavoro rischia spesso di restare prigioniero di categorie vecchie. Da una parte chi immagina la flessibilità come una zona franca senza diritti, dall’altra chi la considera automaticamente un male. Entrambe le letture sono sbagliate. Il punto non è tornare indietro, ma governare meglio ciò che è cambiato”, prosegue Tenerini.

“Smart working, orari flessibili, banca ore, lavoro per obiettivi, settimana corta e nuovi modelli organizzativi non sono formule magiche. Funzionano solo se dietro c’è organizzazione, chiarezza degli obiettivi, formazione, diritto alla disconnessione, responsabilità manageriale e contrattazione. Se applicati male diventano caos, se applicati bene diventano produttività e qualità della vita”.

Secondo Tenerini, “la contrattazione collettiva resta decisiva, madeve evolvere. Il contratto nazionale è il pavimento dei diritti, nonpuò diventare il soffitto della crescita. La contrattazione aziendale e territoriale deve servire a redistribuire produttività, rafforzare il welfare, rendere esigibile la formazione e adattare l’organizzazione del lavoro alle diverse realtà produttive”.

“Non possiamo discutere di salari senza discutere di produttività. La produttività non è una parolaccia padronale: se è contrattata e redistribuita, diventa salario, welfare, formazione e tempo liberato. Senza produttività, il salario resta appeso alla buona volontà della politica o alla capacità dello Stato di fare debito”.

“Il Governo ha scelto una linea chiara: non flessibilità selvaggia, ma flessibilità accompagnata. Incentivi alla stabilizzazione, contrasto al lavoro irregolare e al caporalato digitale, detassazione dei premi di produttività, rafforzamento del welfare aziendale e attenzione alla qualità della contrattazione. Il punto non è vietare il lavoro che cambia, ma impedire che il cambiamento diventi sfruttamento”.

“La flessibilità ben regolata può essere una grande leva anche per donne, genitori, caregiver, giovani e territori periferici. Demonizzarla significa spesso colpire proprio le persone che diciamo di voler aiutare. Il contrario della precarietà non è la rigidità, è la sicurezza: competenze spendibili, tutele effettive, formazione continua, salario dignitoso e possibilità reale di stabilizzazione”.

“Il lavoro del futuro non sarà giudicato da quante ore una persona resta seduta davanti a una scrivania, ma da quanto valore crea, da quante tutele conserva e da quanta libertà riesce a tenere insieme alla responsabilità. La politica seria non deve avere paura del cambiamento: deve dargli regole intelligenti”.

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