(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In merito al dibattito sollevato in seno al Consiglio Comunale di Trento, che mi ha visto impegnato in diversi confronti con l’Assessora, con i colleghi e con il mio partito, sulla proposta di modifica dello Statuto, volta a introdurre la cosiddetta “Cittadinanza di comunità” per gli studenti stranieri residenti, ritengo doveroso intervenire a nome della forza politica che rappresento, Forza Italia, per fare chiarezza ed esprimere una posizione fondata sui nostri valori cardine di concretezza, merito e legalità.
La modifica statutaria presentata recita testualmente: “Il Comune di Trento istituisce la Cittadinanza di comunità per tutti gli studenti e le studentesse stranieri residenti a Trento che abbiano completato almeno un ciclo scolastico in istituti appartenenti al sistema di istruzione e di formazione italiano. Nell’ambito di quanto previsto dal Preambolo e dagli Artt. 1 e 2 dello statuto comunale, la Cittadinanza di comunità ha valore simbolico e rafforza il riconoscimento reciproco e l’appartenenza alla comunità cittadina, operando quale speciale strumento di attivazione civica”.
Come movimento politico, desidero sottolineare che Forza Italia ha da tempo nel proprio DNA e nelle proprie corde una visione attenta e aperta sul tema dello Ius Scholae. Consideriamo il completamento di un ciclo di studi nelle nostre scuole come lo strumento ideale per misurare il reale radicamento dei ragazzi nel tessuto sociale nazionale. La scuola rappresenta il fulcro dell’integrazione, un luogo dove quotidianamente si prende coscienza di una realtà ormai consolidata, in cui i nostri figli frequentano le lezioni, studiano e crescono fianco a fianco con i minori stranieri.
Tuttavia, la nostra concezione dello Ius Scholae si discosta profondamente dall’impostazione ideologica della sinistra locale, poiché per noi non può esserci vera integrazione senza la valorizzazione della cultura del merito. Una società equa ha il dovere di riconoscere e premiare chi si impegna, chi studia con profitto e chi rispetta le regole della civile convivenza. Valorizzare chi si comporta bene non è solo un atto di giustizia, ma innesca un sano e positivo spirito di emulazione tra i giovani, stimolandoli a dare il meglio di sé all’interno della comunità. A tal proposito, in sede dell’ultima Commissione dei Capigruppo, ho chiesto precisazioni sul reale intendimento di “completamento di un ciclo scolastico”. Da ricordare che allo stato attuale per ottenere la cittadinanza italiana i percorsi principali sono la residenza prolungata (naturalizzazione) o il matrimonio con un cittadino italiano.
Da sempre sosteniamo la necessità di intervenire in maniera preventiva e precauzionale sull’educazione dei giovani. Investire seriamente sulla formazione scolastica e civica significa gettare le basi per una reale inclusione sociale e, di riflesso, per migliorare concretamente la sicurezza all’interno della nostra città. La sicurezza e l’integrazione camminano di pari passo quando sono guidate dal rispetto delle regole e del senso del dovere. Questo concetto è ben diverso dal pensiero (ascoltato in commissione) di una estrema sinistra che afferma che le nostre sono richieste esagerate di comportamento (quel comportarsi bene che vale per tutti), che snaturano la cultura degli stranieri.
La nostra principale perplessità nei confronti della delibera proposta dalla Giunta comunale risiede nella natura stessa del provvedimento. Una vera riforma dello Ius Scholae, per la quale ci battiamo a livello nazionale, deve avere un effettivo risvolto giuridico, con l’attribuzione di diritti e doveri reali normati dalle leggi dello Stato. Al contrario, la “Cittadinanza di comunità” istituita dal Comune di Trento si configura come un mero riconoscimento fittizio, un atto puramente simbolico privo di reale sostanza legale.
Il rischio concreto di questa operazione di facciata è quello di innescare una reazione del tutto inversa e controproducente: una profonda delusione nei ragazzi coinvolti. Offrire un’illusione formale, una “bandierina” ideologica che non modifica in alcun modo lo status giuridico o amministrativo dei giovani delude le loro legittime aspettative, creando divisioni anziché coesione. L’integrazione vera si costruisce con la serietà dei percorsi di studio e con il rispetto della legalità, non con provvedimenti puramente simbolici che rischiano solo di strumentalizzare politicamente i minori e le loro famiglie.
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Antonio De Leo
Capogruppo a Trento di Forza Italia
