Di Luca Franceschi
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La produzione industriale italiana continua a registrare una traiettoria che alimenta serie preoccupazioni. Il dato relativo al mese di marzo non accenna a invertire un trend negativo che persiste ormai da tempo e che richiede un’attenta riflessione complessiva sulla situazione del settore manifatturiero nazionale.
Le crisi aziendali attualmente aperte confermano la gravità della congiuntura che attraversa l’industria italiana. Emblematico è l’annuncio di Electrolux, che ha comunicato la riduzione di 1.700 posti di lavoro, corrispondenti al 40 per cento dei circa 4.500 addetti presenti nel nostro Paese, insieme alla chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi nelle Marche. Non si tratta di un episodio isolato, bensì dell’ultimo capitolo di un declino verticale del settore degli elettrodomestici, già colpito duramente anche dagli interventi di Beko sui propri siti italiani.
La situazione rimane critica anche per quanto riguarda Natuzzi. Nel corso dei tavoli tecnici presso il ministero dell’Industria, azienda e sindacati non hanno raggiunto intese, con divergenze descritte come insormontabili. I rappresentanti sindacali sottolineano che, dopo anni di sostegno tramite ammortizzatori sociali e l’erogazione di diversi milioni di euro di finanziamenti pubblici, risulta inaccettabile procedere con centinaia di licenziamenti e con la dismissione di stabilimenti.
Nel comparto automotive la sofferenza persiste a causa della transizione energetica, con conseguenze rilevanti sulla filiera dei componenti e dubbi significativi riguardanti il futuro dei siti produttivi di Stellantis, in particolare quello di Cassino. Per quanto concerne l’ex ILVA, la situazione rimane caratterizzata da incertezza totale: il governo, nonostante ripetuti annunci rivelatisi sistematicamente vuoti, non ha ancora elaborato una strategia attendibile per una realtà di importanza decisiva per l’intera industria manifatturiera italiana.
Dinanzi a questo quadro complesso, ci si aspetterebbe dal governo un cambio radicale di direzione che però risulta completamente assente. Il Libro Bianco sulla politica industriale presentato a gennaio dal ministro Urso è rimasto inattuato. La legge di bilancio 2026 ha confermato la riduzione dei finanziamenti destinati ai programmi di politica industriale presso il ministero competente. Per quanto riguarda l’iper-ammortamento, strumento essenziale per incentivare gli investimenti delle imprese, a distanza di cinque mesi dall’approvazione della legge di bilancio ancora non è stato reso operativo. L’insieme di questi elementi traccia il profilo di una politica industriale del governo Meloni che trova espressione unicamente nei comunicati stampa.
Il Partito Democratico rivolge al governo una richiesta articolata in tre punti concreti: monitorare con massima dedizione tutte le crisi aziendali in corso, convocando con urgenza i necessari tavoli tecnici presso il ministero; attivare immediatamente gli strumenti di incentivazione agli investimenti già previsti dalla normativa vigente; e formulare finalmente un serio piano industriale nazionale, che sia capace di accompagnare le imprese italiane attraverso le transizioni in atto e di offrire sostegno a quelle maggiormente vulnerabili rispetto alla crisi energetica, evitando così di abbandonare lavoratori e territori alle difficoltà.
