Di Luca Franceschi
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I parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Esteri e Difesa hanno lanciato un duro monito al governo Meloni, chiedendo di non forzare la mano con il Parlamento sul posizionamento di unità navali italiane nello Stretto di Hormuz.
Secondo gli esponenti pentastellati, l’esecutivo, sollecitato dalle pressioni provenienti da Washington, non dovrebbe schierare navi della Marina militare in una zona ad alto rischio prima che venga siglata una pace stabile e duratura tra Iran e Stati Uniti. Tale pacificazione rappresenta un presupposto imprescindibile per ogni autorizzazione parlamentare.
I ministri Tajani e Crosetto sono chiamati a fornire chiarimenti dettagliati mercoledì prossimo. In particolare, dovranno spiegare esattamente dove intendono posizionare le unità navali italiane in attesa della pace e del via libera delle Camere, considerando che il contesto rimane caratterizzato da un conflitto aperto che rende potenzialmente pericolose tutte le acque circostanti la penisola araba.
Il Movimento 5 Stelle chiede inoltre di fare chiarezza sulla natura giuridica di questa mobilitazione. È necessario capire se si tratta di una nuova missione ad hoc preautorizzata dal governo in via emergenziale, come previsto dalla nuova legge quadro sulle missioni che però richiede il voto parlamentare entro cinque giorni, oppure se l’operazione rientra sotto l’ombrello di missioni già in corso come Aspides e Atalanta.
Quest’ultimo punto risulta particolarmente delicato poiché tali missioni non sono state ancora prorogate dal Parlamento e risulterebbero quindi prive di coperture legali in caso di incidenti.
I parlamentari pentastellati sollevano infine una contraddizione di fondo: come si concilia una postura difensiva della missione con la necessità di un contesto definitivamente e stabilmente pacificato che escluderebbe di per sé qualsiasi rischio di attacchi da cui doversi difendere.
