Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di intervenire immediatamente con un decreto legge per ripristinare la normativa precedente sull’utilizzabilità delle intercettazioni. Secondo i parlamentari pentastellati, sono già stati causati danni enormi e non c’è tempo da perdere.
I rappresentanti del M5S nelle commissioni giustizia di Camera e Senato definiscono surreale l’intenzione del ministro di avviare un’analisi dei dati per comprendere quali reati siano stati maggiormente colpiti dalla limitazione probatoria introdotta dalla sua norma. I parlamentari affermano di aver già fornito queste informazioni in Parlamento, sottolineando come siano coinvolti numerosi reati e procedimenti.
Il Movimento solleva dubbi sul fatto che il ministro della Giustizia non abbia ricevuto notizie dalle procure, definendo tale eventualità incredibile. I pentastellati dichiarano di essere informati e di sapere che i procuratori parlano di un vero e proprio “genocidio” di notizie di reato, chiedendosi cosa abbia fatto il ministro in questi tre anni.
Viene evidenziato come sia assurdo che magistrati e agenti della polizia giudiziaria debbano ignorare le notizie di reato emerse dalle intercettazioni. Le norme varate dal governo vengono accusate di essere pensate per garantire l’impunità. Ogni giorno che passa, secondo il M5S, rappresenta un caso di favoreggiamento di Stato nei confronti di centinaia di criminali che possono sottrarsi alle investigazioni.
Il Movimento critica l’approccio del governo che, quando emerge il problema, procede a tentoni cercando di muoversi il meno possibile e di applicare solo piccole correzioni. I pentastellati ricordano che l’esecutivo ha varato decreti legge per qualsiasi argomento, a partire dai rave party, e chiedono di intervenire con la stessa rapidità per cancellare una norma che ha fatto crescere il livello di giustizia negata in Italia.
La posizione del M5S è netta: non c’è niente da affinare o migliorare, occorre cancellare quella che viene definita una vergogna.
