Di Luca Franceschi
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Mozioni di Team K e Süd-Tiroler Freiheit. La seduta di questo pomeriggio è terminata.
Franz Ploner (Team K) ha portato in aula la mozione n. 410/26, “Urge un adeguamento degli esami linguistici alle esigenze reali dei profili professionali”, presentata insieme a Köllensperger, Ploner A. e Rieder il 20/04/2026.
Il testo chiedeva alla Giunta di avviare nuove modalità, orientate alla pratica, per verificare la conoscenza di tedesco e italiano richiesta per le professioni con titolo accademico, fissando come certificazione generale il livello B2 del QCER e prevedendo per le professioni accademiche un esame di livello C1 basato sul linguaggio specifico del settore, con valutazione affidata a una commissione tecnica supportata dai rispettivi ordini professionali.
Si proponeva inoltre di offrire corsi intensivi sul posto di lavoro per acquisire le competenze linguistiche settoriali e, quando possibile, di favorire l’apprendimento della seconda lingua attraverso l’insegnamento tra pari.
Infine si invitava a valutare l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale per il riconoscimento vocale e la traduzione in ambiti professionali appositamente individuati.
Ploner ha ricordato i casi di certificazioni linguistiche contraffatte, con la perdita del posto di due medici e sette infermieri all’Azienda sanitaria già lo scorso ottobre, e ha richiamato la carenza di medici aggravata dai numerosi pensionamenti.
Ha ricordato che dal 2019 i medici privi di patentino di bilinguismo vengono assunti con contratti a tempo determinato triennali, entro i quali devono conseguire il C1, mentre nei Paesi di lingua tedesca è sufficiente il B2 accompagnato da un esame C1 specifico per l’ambito medico.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha osservato che nel settore pubblico si può pretendere per tutti un livello linguistico adeguato alla formazione, oppure, in un contesto di mobilità e scarsità di personale, cambiare impostazione.
Ha sottolineato che parlare la propria madrelingua è un diritto, ma in sanità non sempre è possibile, con il rischio paradossale che la pretesa di un bilinguismo assoluto finisca per non garantirlo.
Una persona malata ha bisogno di una comunicazione semplice ed empatica, per la quale non serve il livello accademico previsto, mentre il linguaggio accademico è necessario per i referti e in quel caso il medico può farsi aiutare.
Sandro Repetto (Partito Democratico) ha chiesto coerenza tra esame di bilinguismo e pratica professionale, ponendo il quesito se si stiano valutando competenze realmente utili o creando ostacoli che rendono il territorio meno attrattivo.
Ha definito gravissimo il caso delle certificazioni falsificate, che però mostra anche la volontà di lavorare in provincia, e ha ricordato gli investimenti delle famiglie per garantire ai figli adeguate competenze.
Se una quota così alta di candidati non supera il C1, e ciò non riguarda solo la popolazione di lingua italiana, è segno che il sistema va aggiornato, come chiede la mozione, ha aggiunto, esprimendo apprezzamento per l’impegno dell’assessore Messner a far diventare l’Azienda sanitaria ente certificatore.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto quanti certificati falsi siano noti e come si distribuiscano per gruppo linguistico, affermando che, per quanto gli risulta, la maggioranza riguarda italiani.
Ha ricordato che prima della diagnosi c’è l’anamnesi, dunque la comprensione linguistica è decisiva, e ha osservato che anche i venditori ambulanti imparano rapidamente la lingua locale, mentre un professionista talvolta no, segno che non è chiaro a tutti che lavorare in provincia di Bolzano implica imparare il tedesco.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha affermato, anche in qualità di membro del Comitato d’intesa, di conoscere bene la materia, rilevando che molte assunzioni avvengono con deroghe alla proporzionale, cosa che lo preoccupa, e che non pochi rifiutano di parlare tedesco.
Ha ribadito che nelle diagnosi che riguardano la vita la comprensione è indispensabile e che, pur nella necessità di personale, la tutela linguistica è un pilastro dell’autonomia e richiede fermezza, pur riconoscendo che gli esami per il patentino presentano difficoltà oggettive.
Waltraud Deeg (SVP) ha raccontato di essersi presentata più volte all’esame, ammettendo che forse andrebbe modificato, ma ribadendo che il bilinguismo non è un compromesso, bensì un diritto sancito dallo Statuto per garantire pari opportunità e dignità.
Ha ricordato la condizione di minoranza, sottolineando che, pur dovendo reperire personale, occorre assicurare l’uso della madrelingua e affrontare con decisione le sfide del presente.
Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha indicato come priorità l’interesse del paziente a ricevere cure, sostenendo che il B2 è sufficiente per una buona comunicazione se accompagnato da conoscenze settoriali di livello C1.
Ha contestato le insinuazioni secondo cui medici e infermieri non avrebbero voglia di imparare la lingua, richiamando l’impegno profuso nel lavoro e nello studio in un contesto di concorrenza europea.
Paul Köllensperger (Team K) ha richiamato il consenso sull’esigenza di intervenire e sul diritto all’uso della madrelingua, evidenziando la necessità di garantire i servizi pubblici, a cominciare dalla sanità.
Ha menzionato il problema dei patentini falsi e l’atteggiamento permissivo in altri enti nazionali come Poste e Ferrovie, ribadendo che il B2 basta per comunicare, mentre il lessico professionale richiede il C1, da valutare con pragmatismo da una commissione di esperti, anche facendo leva su strumenti di intelligenza artificiale sviluppati per l’ambito sanitario.
Harald Stauder (SVP) ha ringraziato Repetto per aver chiarito che non si vuole far vacillare il sistema, sottolineando che nel pubblico il bilinguismo va garantito.
Ha precisato che il Comitato d’intesa riguarda la proporzionale e non le certificazioni, e ha rimarcato l’importanza della volontà, ricordando che chi ha una laurea in medicina ha certamente le capacità per apprendere una seconda lingua.
Dai banchi dei consiglieri, l’assessore Christian Bianchi (Forza Italia – Uniti per l’Alto Adige) ha affermato che nessuno mette in discussione lo Statuto, ma che servono soluzioni pratiche.
Secondo Bianchi, un sistema perfettamente bilingue, come propone la STF, avrebbe comportato la chiusura di molti servizi, e, a fronte dei pensionamenti e di un minor numero di giovani, va considerato che molti si spostano e circa un migliaio non rientra.
Ha chiesto come garantire forza lavoro sufficiente, non solo in sanità, con requisiti massimi così elevati, ricordando che anche nei suoi uffici bandi per ingegneri e architetti vanno deserti, e ribadendo che non si mettono in discussione proporzionale e bilinguismo, ma si cercano ricette condivise tra maggioranza e opposizione.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha apprezzato il tono oggettivo del dibattito e chiarito che il problema dei certificati falsi riguarda entrambi i gruppi linguistici, con un rapporto di 9 certificati che attestano il tedesco a 1 per l’italiano.
Ha ricordato che tutti i Paesi richiedono la conoscenza della lingua locale, mentre in Alto Adige se ne richiedono due, e che nelle valli ladine è stato trovato un compromesso che si intende tutelare.
Ha giudicato inopportuno mettere in dubbio il sistema per via delle falsificazioni, spiegando che la fase di cronica carenza di personale è superata, che molti medici, anche altoatesini, sono in formazione e già dotati di B2, e che durante la formazione otterranno il C1, con circa 500 iscritti.
Secondo Kompatscher non ci sono motivi per diffondere panico e non è positiva una proposta che miri ad abbassare il livello, poiché in anamnesi e nella comunicazione di diagnosi serve una padronanza elevata della lingua, non solo del gergo tecnico.
Ha inoltre osservato che legare il requisito alla lingua del diploma varrebbe solo per la provincia e contrasterebbe con il diritto europeo, illustrando il percorso formativo, retribuito anche in orario di lavoro, pensato per i medici, e concludendo che con la volontà si può imparare la lingua in tre anni, per poi respingere la proposta pur apprezzando la discussione.
Ploner ha richiamato una sentenza UE sulla libera circolazione dei lavoratori che prevede il riconoscimento dei titoli professionali, precisando che il professionista deve possedere le competenze linguistiche dello Stato ospitante.
Poiché in Italia la lingua ufficiale è l’italiano, l’invio dei diplomi a Roma certifica tale lingua e richiede quindi una norma di attuazione, ha detto, aggiungendo che il B2 è superiore al livello della maturità e che per questo in Germania è fissato come soglia, mentre il C1 è da intendersi come linguaggio settoriale, e che serve rendere il sistema più flessibile.
La mozione è stata respinta con votazione per parti separate: le premesse con 11 sì, 18 no e 5 astensioni, il punto 1 con 10 sì e 24 no, il punto 2 con 15 sì, 18 no e 1 astensione, il punto 3 con 11 sì e 23 no.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha quindi presentato il voto n. 57/26, “Riscatto degli anni non coperti da contributi pensionistici, riconoscimento dei periodi dedicati all’educazione e alla cura, nonché incentivazione dei versamenti nella previdenza complementare”, firmato con Knoll, Atz e Zimmerhofer il 20/04/2026.
Il testo chiedeva che il Consiglio invitasse il Parlamento e il Governo a intervenire con decisione presso l’INPS per introdurre, in aggiunta alle norme vigenti, un sistema che riconosca e consenta il riscatto a fini pensionistici degli anni dedicati a educazione e cura in caso di lacune assicurative, prevedendo incentivi provinciali per chi può dimostrare buchi contributivi dovuti all’educazione dei figli o alla cura di familiari.
Si proponeva inoltre di proseguire, insieme ai parlamentari della provincia, nel lavoro per creare i presupposti giuridici per il riconoscimento, ai fini della pensione statale, del tempo dedicato a educazione e cura, di pubblicizzare il programma di incentivazione, semplificare le domande e offrire consulenza dedicata per facilitarne l’accesso.
Un ulteriore punto sollecitava ad aumentare in modo significativo l’importo annuo fiscalmente detraibile dei versamenti alla previdenza complementare, mentre alla Giunta provinciale si chiedeva di promuovere con campagne informative i vantaggi dei fondi pensione complementari, in particolare tra i giovani, e di mettere a disposizione delle aziende opuscoli da distribuire ai neoassunti per spiegare in modo semplice i benefici della previdenza privata.
“La responsabilità nei confronti della famiglia non deve diventare una trappola pensionistica”, ha affermato Rabensteiner, sostenendo che con un sostegno mirato al riscatto degli anni la Provincia può valorizzare il lavoro di cura ed educazione e favorirne il riconoscimento, e rilevando che l’attuale sostegno regionale del “pacchetto famiglia”, tramite rimborsi all’INPS o versamenti ai fondi complementari per periodi fino al quinto anno di età dei figli nel settore privato, è largamente insufficiente a compensare gli svantaggi.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha chiesto la votazione separata di premesse e parte dispositiva, annunciando il sostegno a quest’ultima e richiamando il divario retributivo tra donne e uomini, origine della povertà femminile nella terza età.
Ha ricordato che gli uomini guadagnano in media il 17% in più e che, sommando negli anni tale differenza ai buchi contributivi, si accentua lo scarto tra donne e uomini anziani, sottolineando che ogni intervento in questa direzione è positivo e citando la posizione dell’ex ministra tedesca Schmidt sulla necessità di proteggere le donne, non di pagare “premi per stare ai fornelli”.
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha richiamato il lavoro di cura ed educazione svolto dalle donne, ricordando le lunghe liste d’attesa nelle case di riposo e le difficoltà crescenti nell’ottenere un posto, con l’assistenza che ricadrà soprattutto sulle donne, e ha sottolineato che molte oggi non percepiscono una pensione, annunciando il sostegno del Team K.
Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmataria, ha insistito sull’indipendenza economica femminile, osservando che sono soprattutto le donne a restare a casa con i figli e ad assistere i familiari, attività immense che le penalizzano, ricordando che l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi dove i periodi di cura ed educazione sono riconosciuti a fini pensionistici, e chiedendo anche di consentire versamenti superiori all’attuale soglia detraibile.
Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha denunciato l’iniqua distribuzione del lavoro di cura, che si riflette su stipendi, carriere e pensioni, proponendo una pensione anche per i caregiver familiari e interventi provinciali per potenziare i servizi di prima infanzia e l’assistenza agli anziani, necessari anche per l’economia, oltre a un’azione culturale per superare lo stigma verso gli uomini che scelgono di dedicarsi ai figli.
L’assessora Rosmarie Pamer (SVP) ha spiegato che si è già lavorato sui presupposti giuridici e si auspica un intervento di Roma sia su questo che sull’aumento della deducibilità, precisando che la Provincia può agire sui riscatti pensionistici e che, insieme all’assessore regionale Daldoss, è stata presentata una proposta a livello regionale per incrementare il contributo per i periodi di educazione e cura, anche degli anziani, nonché per avviare un percorso pensionistico per i neonati.
Waltraud Deeg (SVP) ha ricordato proprie proposte, affermando che, poiché gran parte del lavoro di cura ed educazione grava sulle donne, non ci si può opporre al riconoscimento di tali periodi a fini pensionistici, e sottolineando l’impegno dei parlamentari SVP, pur lamentando la difficoltà, anche a livello europeo, di destinare risorse adeguate alle donne, a fronte di fondi trovati per altri scopi.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), cofirmatario, ha portato l’esempio di una compagna di classe che, dopo i figli, ha assistito la suocera malata e in futuro dipenderà completamente dal marito, evidenziando l’urgenza di agire, proponendo di aumentare l’attuale importo detraibile di 5.300 euro per i fondi pensione e di sensibilizzare i giovani.
Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha ricordato che chi cura tutela la dignità della persona, affermando che il futuro dipende dai figli e che bisogna sostenere al massimo le madri, soprattutto locali, esprimendo fiducia nell’operato dei parlamentari a Roma.
Il presidente della Provincia Kompatscher ha chiesto un’interruzione per consentire alla maggioranza un confronto sul voto.
La trattazione della proposta riprenderà domani mattina alle 10.00.

