(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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AIL Trento presenta tre nuovi progetti di ricerca sui tumori del sangue: focus su diagnosi precoce, immunoterapia e complicanze gravi.
Dalla comprensione dei meccanismi molecolari dei tumori pediatrici alla ricerca di nuove immunoterapie cellulari, fino a strumenti per diagnosticare precocemente complicanze gravi come l’amiloidosi: sono questi gli obiettivi del nuovo programma di ricerca sostenuto da AIL Trento, sviluppato in collaborazione con CIBIO e l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino.
Il programma si articola in tre progetti innovativi, finanziati da AIL Trento ODV, che affrontano alcune delle sfide più rilevanti dell’oncoematologia.
Il primo progetto è dedicato alle sindromi mielodisplastiche pediatriche, patologie rare e ancora poco conosciute. Grazie a tecnologie avanzate di analisi dell’RNA, lo studio punta a identificare nuove firme molecolari per arrivare a diagnosi più precise e aprire la strada a terapie personalizzate nei pazienti più giovani. L’impatto atteso per AIL è considerevole: una comprensione più profonda dei tumori del sangue in età pediatrica potrà tradursi in diagnosi più precise e terapie sempre più mirate, aprendo nuove possibilità di cura per bambini e adolescenti.
Responsabili: prof. Toma Tebaldi e prof. Paolo Macchi
Collaboratori: prof. Luca Fava
Il secondo progetto si concentra sull’immunoterapia e sullo sviluppo di cellule Natural Killer potenziate, con l’obiettivo di superare i meccanismi con cui i tumori inibiscono la risposta immunitaria. Si propone di valutare strategie per ampliare le opzioni terapeutiche. Grazie al finanziamento di AIL Trento, sarà possibile avviare una linea di ricerca dedicata allo sviluppo di cellule immunitarie ingegnerizzate, con potenziale miglioramento della capacità antitumorale e della resistenza all’ambiente tumorale. Un ulteriore passo verso terapie più efficaci.
Responsabile: prof. Alessandro Provenzani
Collaboratori: prof. Paolo Macchi, prof. Luca Fava, prof. Toma Tebaldi
Il terzo progetto affronta l’amiloidosi AL, una grave complicanza delle malattie ematologiche spesso diagnosticata in fase avanzata. La ricerca mira a identificare precocemente i pazienti a rischio e a sviluppare nuovi approcci terapeutici capaci di bloccare il danno d’organo. Questo programma rappresenta un investimento concreto nella ricerca traslazionale, con ricadute dirette sui pazienti: diagnosi più tempestive, terapie più mirate e nuove prospettive di cura.
I tre progetti, della durata di tre anni, contribuiranno anche a rafforzare le competenze scientifiche sul territorio e a formare giovani ricercatori in ambiti strategici per il futuro dell’oncoematologia.
Responsabile: prof. Vito Racanelli
Collaboratori: dott. Nicola Susca prof. Paolo Macchi
«Ǫuesto nuovo accordo è un passo concreto per rafforzare la ricerca sulle malattie del sangue – sottolinea Paolo Macchi, direttore del Dipartimento CIBIO – e consolida la collaborazione tra CIBIO e
A.I.L. Trento, un percorso costruito negli ultimi anni con l’obiettivo di sostenere la ricerca,
sensibilizzare la società sull’importanza dei risultati scientifici e promuovere la formazione delle future generazioni di ricercatori e ricercatrici impegnati nello studio di queste patologie. La collaborazione
con A.I.L. si è rivelata fondamentale, consentendoci di raggiungere traguardi significativi nello studio ad esempio delle sindromi mielodisplastiche e delle leucemie.
Oltre all’impegno quotidiano di ricercatori e ricercatrici– prosegue Macchi – c’è anche la forte
consapevolezza delle speranze dei pazienti e delle loro famiglie, che chiedono cure sempre più
efficaci in tempi brevi. Ǫuesto obiettivo può essere raggiunto grazie alla ricerca solo attraverso una profonda comprensione dei meccanismi biologici alla base delle patologie. Le moderne tecnologie rappresentano uno strumento fondamentale al servizio della ricerca biomedica, che oggi può
procedere con maggiore rapidità verso il raggiungimento di nuove conoscenze e verso lo sviluppo di terapie sempre più efficaci e personalizzate, con l’obiettivo di migliorare l’aspettativa e la qualità della vita dei pazienti.»
Per AIL si tratta di un investimento che va oltre la ricerca e rappresenta molto più di un finanziamento scientifico: è un investimento nel futuro dei pazienti e nella capacità del territorio di essere protagonista nella ricerca oncologica.
I progetti contribuiranno infatti anche a:
- rafforzare le competenze nel campo dell’oncoematologia
- sviluppare tecnologie e piattaforme avanzate
- formare giovani ricercatori in ambiti altamente innovativi
Ma soprattutto, rappresentano un passo concreto verso un obiettivo condiviso: portare la ricerca sempre più vicino ai pazienti, trasformando le scoperte scientifiche in opportunità reali di cura.
“Con questo investimento – sottolinea il Presidente di AIL Trento ODV, Roberto Valcanover –
sosteniamo non solo la ricerca, ma una visione: portare innovazione, diagnosi più precoci e terapie più efficaci direttamente a beneficio dei pazienti e delle loro famiglie. AIL Trento è da sempre al fianco
della ricerca e dei pazienti. Sostenere progetti come questi significa contribuire in modo concreto a costruire nuove speranze di cura».
SCHEDA DI APPROFONDIMENTO
Ricerca AIL Trento: tre progetti per cambiare la cura dei tumori del sangue
Il programma di ricerca sostenuto da AIL Trento nasce dalla collaborazione tra Università di Trento (Dipartimenti CIBIO e CISMED) e Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino. Un’iniziativa che mette insieme competenze scientifiche, cliniche e tecnologiche con un obiettivo preciso: trasformare la ricerca in strumenti concreti per migliorare diagnosi, terapie e qualità di vita dei pazienti.
Il progetto ha una durata di tre anni e si sviluppa lungo tre direttrici principali, che affrontano ambiti diversi ma strettamente collegati tra loro.
Capire meglio i tumori del sangue nei bambini
Una delle sfide più urgenti riguarda le sindromi mielodisplastiche pediatriche, malattie rare e ancora poco conosciute. Oggi molte delle conoscenze disponibili derivano da studi sugli adulti, ma le forme che colpiscono bambini e adolescenti hanno caratteristiche biologiche diverse e richiedono approcci specifici.
Il progetto punta a colmare questo divario utilizzando tecnologie avanzate di analisi dell’RNA, che permettono di osservare la regolazione genica a un livello di dettaglio finora inesplorato. L’obiettivo è identificare nuove “firme molecolari” della malattia, utili per comprenderne meglio i meccanismi e per distinguere le diverse forme cliniche.
Per i pazienti, questo significa avvicinarsi a diagnosi più precise e tempestive e, nel tempo, a terapie sempre più personalizzate. Per AIL, significa investire in un ambito ancora poco esplorato, ma decisivo per migliorare le prospettive di cura dei più giovani.
Rendere il sistema immunitario più forte contro i tumori
Un secondo filone di ricerca riguarda l’immunoterapia, con particolare attenzione alle cellule Natural Killer, una componente del sistema immunitario in grado di riconoscere e distruggere cellule tumorali. Spesso, i tumori riescono a ridurne l’attività attraverso segnali inibitori. La ricerca mira a comprendere meglio questi meccanismi e a sviluppare cellule NK modificate, con una maggiore capacità di mantenere la loro funzione anche in presenza di tali segnali.
L’obiettivo è contribuire allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche che possano, nel tempo, affiancare quelle esistenti. Per AIL, questo significa sostenere approcci che possano ampliare le opzioni di trattamento, in particolare per i pazienti che rispondono meno alle terapie attuali.
Anticipare e contrastare le complicanze più gravi: l’amiloidosi AL
Il terzo progetto affronta una delle complicanze più severe delle malattie ematologiche: l’amiloidosi AL, una condizione in cui proteine anomale si accumulano negli organi vitali, compromettendone la funzione.
Uno dei problemi principali è che questa patologia viene spesso diagnosticata quando il danno è già avanzato. La ricerca parte quindi da una domanda fondamentale: è possibile identificare prima i pazienti a rischio?
Attraverso un approccio che integra modelli computazionali e studi sperimentali, il progetto mira a individuare le caratteristiche molecolari che rendono alcune proteine più pericolose di altre. Questo permetterà non solo di prevedere il rischio, ma anche di individuare nuovi bersagli terapeutici.
L’impatto atteso è significativo: diagnosi più precoce, monitoraggio più efficace e, in prospettiva, nuovi farmaci capaci di bloccare il processo alla base della malattia, riducendo il danno agli organi.
