Di Luca Franceschi
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L’Italia si trova nuovamente a fare i conti con l’emergenza maltempo. Il ciclone Harry ha colpito duramente Calabria, Sardegna e Sicilia, seguito dall’ondata di maltempo che ha interessato il Centro-Sud nel periodo pasquale. Eventi che hanno messo ancora una volta in evidenza la fragilità strutturale del territorio nazionale e l’insufficienza delle politiche di tutela e messa in sicurezza.
A denunciarlo è la senatrice Gabriella Di Girolamo, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Ambiente, intervenuta durante la discussione generale del decreto maltempo in aula. Secondo la parlamentare, il provvedimento in esame rappresenta certamente una boccata d’ossigeno necessaria, in quanto il sostegno a cittadini e attività produttive costituisce un dovere morale quando è a rischio l’incolumità di intere comunità.
Tuttavia, non è più sostenibile un approccio basato esclusivamente sull’inseguimento delle emergenze. L’Italia è in stato di allarme rosso per il rischio idrogeologico e questo decreto ne è l’ennesima dimostrazione. Manca una visione strategica che tenga conto di un dato fondamentale: i fondi necessari per riparare i danni causati da questi fenomeni sono significativamente più ingenti rispetto a quelli che servirebbero per prevenirli.
I numeri parlano chiaro: ogni anno vengono spesi circa 3 miliardi di euro per i danni da rischio idrogeologico. Nonostante ciò, l’esecutivo in ogni occasione utile ha scelto di tagliare le risorse destinate alla prevenzione. L’assenza di una programmazione adeguata e di interventi strutturali doverosi porterà inevitabilmente a spendere sempre di più in futuro.
Particolarmente critica è la situazione riguardo al ‘grande piano nazionale’ di contrasto al dissesto annunciato dal ministro Musumeci, che a oggi rimane sulla carta, senza che cittadini e imprese ne abbiano visto l’attuazione concreta.
È necessario un cambio di passo immediato e deciso. La mancata programmazione di investimenti adeguati sta producendo effetti devastanti non solo sulle grandi infrastrutture, ma anche sul patrimonio storico e sull’identità delle comunità locali, elementi fondamentali del tessuto sociale e culturale del Paese.
