Di Luca Franceschi
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La commissione d’inchiesta sul femminicidio ha approvato un’ulteriore indagine conoscitiva dedicata alla violenza di genere nel contesto digitale. Il lavoro è stato condotto attraverso quarantadue audizioni e ha prodotto un provvedimento approvato all’unanimità che analizza questa nuova forma di violenza “virtuale”, applicabile a tutti gli ambienti online, la quale produce conseguenze profonde e devastanti sulla vita reale delle persone colpite.
Particolare attenzione è stata dedicata al caso della piattaforma online “mia moglie”, attraverso la quale numerose donne sono diventate vittime inconsapevoli di insulti e diffusione non autorizzata della propria immagine. Le violenze perpetrate avvengono mediante l’utilizzo di immagini e commenti sessisti rubati o realizzati anche tramite intelligenza artificiale, facilitati dall’anonimato garantito da pagine chiuse e profili fake che tutelano chi commette questi abusi.
L’attività della commissione si è concentrata sulla raccolta di materiale documentale relativo a queste problematiche e sulla formulazione di misure concrete per contrastare la violenza digitale. Gli strumenti proposti includono il contrasto all’anonimato online per consentire l’identificazione degli utenti, l’imposizione di obblighi specifici ai gestori delle piattaforme, il monitoraggio e l’intervento tempestivo, nonché la conservazione dei dati al fine di permettere alle autorità competenti di agire in modo mirato.
Un’importanza rilevante è stata attribuita anche al potenziamento delle competenze investigative specializzate nella violenza digitale e all’educazione dei minori. L’acquisizione di una consapevolezza critica nell’utilizzo degli strumenti digitali rappresenta infatti un elemento cruciale per prevenire e contrastare questo genere di criticità.
Unanime è stata inoltre l’espressione di solidarietà manifestata da tutti i componenti della commissione nei confronti del presidente del consiglio Giorgia Meloni in relazione agli insulti ricevuti da Vladimir Solovyov.
