Di Luca Franceschi
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La recente deriva del dibattito pubblico desta preoccupazione, anche perché non si tratta di episodi isolati.
Negli ultimi anni si è assistito più volte al superamento dei limiti della decenza, alla trasformazione delle critiche in attacchi personali e a un inasprimento dei toni, favorito anche dall’anonimato e dalle dinamiche dei social che sembrano sciogliere le inibizioni.
Le divergenze di opinione non rappresentano un problema, anzi sono il fondamento della democrazia.
A fare la differenza sono i toni.
Le critiche, anche le più severe, sono legittime, mentre risultano inaccettabili le offese, le minacce e la denigrazione intenzionale delle e dei rappresentanti politici.
Chi ricopre cariche pubbliche deve mettere in conto l’opposizione, ma nessuno può accettare di diventare il bersaglio di odio e intimidazioni.
Questo fenomeno non riguarda singole persone o specifici schieramenti: è una deriva che avvelena il clima politico e, di conseguenza, mina la fiducia nelle istituzioni democratiche.
Non possiamo considerare questa situazione come una nuova normalità.
In quanto Consiglio provinciale siamo responsabili delle modalità e dei toni del confronto politico.
Questa responsabilità impone di intervenire con parole chiare e nette quando i limiti vengono superati.
Sono convinto che la società debba riappropriarsi dei principi che stanno alla base della convivenza: rispetto, obiettività e disponibilità ad accettare le posizioni altrui senza denigrare la controparte.
La democrazia si nutre del confronto sul merito delle questioni, che però deve svolgersi entro regole chiare fondate sul reciproco rispetto.

