Di Luca Franceschi
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Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato, ha accolto positivamente la nota diffusa dall’Istat in risposta alle indiscrezioni apparse sulla stampa riguardanti presunte pressioni del presidente Chelli sui tecnici dell’Istituto. Secondo Misiani, una smentita di questo tipo era assolutamente necessaria e doverosa.
La vicenda offre l’occasione per sottolineare un principio fondamentale: l’indipendenza dell’Istat non rappresenta un semplice dettaglio procedurale, bensì un pilastro dell’architettura istituzionale del Paese. Un istituto di statistica nazionale che non disponga di piena autonomia da qualsiasi condizionamento politico non può svolgere adeguatamente la propria funzione e perde la ragione stessa della propria esistenza.
Questo principio risulta particolarmente rilevante nel contesto attuale, dal momento che l’Italia si trova sottoposta alla procedura per disavanzo eccessivo da parte dell’Unione europea. In questa fase delicata, la certificazione dei dati di finanza pubblica da parte dell’Istat assume un significato che va ben oltre il mero atto tecnico di routine. Tali dati determinano la traiettoria del Paese nei confronti delle istituzioni europee, la sua credibilità sui mercati finanziari internazionali e le condizioni alle quali potrà accedere a risorse e flessibilità di bilancio. Qualsiasi dubbio sull’attendibilità di questi dati comporterebbe conseguenze estremamente gravi.
L’indipendenza dell’Istat deve essere garantita non soltanto nei fatti concreti, ma anche nella percezione pubblica. Le istituzioni statistiche conquistano autorevolezza nel corso del tempo grazie al rigore, alla trasparenza e all’impermeabilità alle pressioni di qualsiasi natura. Tale patrimonio rappresenta un bene collettivo che deve essere custodito con estrema cura da parte di tutti gli attori coinvolti: il governo, il Parlamento e i vertici dell’Istituto stesso. La vigilanza su questo fronte non deve mai venir meno.
