Di Luca Franceschi
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Nella tarda mattinata il Consiglio provinciale ha proseguito l’esame delle proposte dell’opposizione.
È stata innanzitutto discussa la Mozione n. 379/26: Sensibilizzare sull’uso del segnale di aiuto, presentata dal consigliere Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) il 12/02/2026.
Il proponente ha chiesto di avviare una campagna di comunicazione per far conoscere il gesto internazionale di richiesta d’aiuto, diffondendolo capillarmente tramite manifesti, inserzioni online, collaborazioni con influencer, banner, stampa, spot televisivi e radiofonici.
Ha inoltre proposto di invitare scuole dell’infanzia, microstrutture, scuole e università a mostrare il segnale almeno ogni sei mesi, spiegando in quali situazioni può essere usato e come intervenire.
Tra le misure, anche l’affissione in tutti gli edifici dell’amministrazione provinciale di cartelli per la prevenzione della violenza con numeri utili e informazioni sul segnale.
E la realizzazione di un sondaggio sul grado di conoscenza del gesto, da ripetere dopo due anni per valutare e ottimizzare le azioni intraprese.
Ricordando che in Italia mediamente una donna viene uccisa ogni tre giorni e che la violenza riguarda l’intera società, Wirth Anderlan ha sottolineato che spesso gli abusi iniziano con controllo, divieti e minacce, e non sono sempre riconoscibili a colpo d’occhio.
Per questo è fondamentale saper cogliere i primi segnali e intervenire per prevenire il peggio.
Il consigliere ha illustrato il gesto promosso dalla Canadian Women’s Foundation, che consiste nel mostrare il palmo aperto, ripiegare il pollice all’interno e chiudere le altre dita a pugno, affinché sia riconosciuto come richiesta di aiuto in situazioni di violenza.
Ha richiamato anche la parola d’ordine Erika adottata dall’Azienda sanitaria altoatesina, utile ma limitata all’ambito del pronto soccorso e utilizzabile solo da chi riesce a pronunciarla liberamente.
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha chiesto aggiornamenti sul progetto Erika e sull’esenzione dal ticket per le vittime, ribadendo l’importanza di ogni iniziativa di prevenzione.
Secondo Rieder, in ospedale non sempre si intercettano le situazioni di violenza, perciò è essenziale formare continuamente il personale, garantire anonimato e fornire informazioni chiare su come procedere.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha rilevato che non tutti gli operatori conoscono la parola Erika e che talvolta si usa anche il termine austriaco Viola, proponendo di concordare un’unica parola d’ordine.
Ha insistito sulla necessità che i giovani conoscano il segnale e sulla responsabilità della società nel reagire, citando un recente episodio di molestie su un bus in Val Sarentino senza interventi dei presenti.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha annunciato voto favorevole, rimarcando però che la mozione agisce sul livello finale del problema e non sulle cause profonde.
Ha invitato a considerare gli aspetti culturali, inclusa la riflessione sulla cultura patriarcale, auspicando che non si facciano distinzioni tra vittime per cultura o identità di genere, comprese le donne trans.
Franz Ploner (Team K) ha ringraziato per una proposta che gli ha fatto conoscere un segnale a lui ignoto e ha ricordato esperienze passate con altri segnali di richiesta d’aiuto.
Ha richiamato l’esigenza di puntare sulla prevenzione, il proprio coinvolgimento nel progetto Erika e la necessità di sensibilizzare anche nelle future Case di comunità.
In replica, l’assessora Rosmarie Pamer ha osservato che il testo punta soprattutto alla sensibilizzazione e si è detta sorpresa nel leggere in grassetto l’affermazione che la prevenzione della violenza riguarda tutti, giudicandola ipocrita alla luce dei contenuti social del movimento JWA e di video che, a suo dire, non rispettano la dignità umana, inclusi i diritti dei bambini.
L’assessore Hubert Messner ha ricordato l’importanza della formazione dei nuovi assunti in pronto soccorso sulla parola Erika e ha precisato che l’esenzione dal ticket esiste, ma per motivi di privacy è possibile solo per la prima visita.
Ha definito interessante l’idea di una parola d’ordine unica da valutare in sede Euregio.
Wirth Anderlan ha replicato che la Giunta non è sempre coerente e che la mozione è nata dopo il caso di una donna che non era riuscita a ottenere aiuto.
Informato del segnale da un’insegnante, ha deciso di presentare la proposta pur prevedendo un possibile rigetto, previsione che era stata criticata dalle sue interlocutrici.
La mozione è stata messa ai voti in forma nominale, per parti separate, ed è stata respinta.
Le premesse e ciascuno dei quattro punti hanno ottenuto 15 sì e 16 no, il punto 1.
È quindi passata in aula la Mozione n. 382/26: No alla riduzione del contributo pendolari!, presentata dai consiglieri Knoll, Atz, Zimmerhofer e Rabensteiner il 18/02/2026.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto di revocare subito la riduzione prevista, mantenere il contributo almeno al livello attuale con adeguamento all’inflazione e rendere futuri adeguamenti trasparenti, coinvolgendo le parti sociali e criteri sociali.
Il proponente ha sottolineato che investire nei territori è essenziale per trattenere le famiglie nelle aree periferiche e che tagliare il contributo ai pendolari è socialmente inaccettabile.
A suo avviso, non è un’elemosina ma una compensazione per chi affronta lunghi spostamenti quotidiani per lavorare, spesso in professioni chiave come pubblico impiego, scuola, sanità e artigianato, e un taglio invierebbe un segnale negativo e minerebbe la fiducia nella politica.
Harald Stauder (SVP) ha contestato la descrizione di un presunto spopolamento, portando l’esempio della Val Venosta con comuni ed economia in salute e un’agricoltura fiorente, e ricordando che l’Alto Adige è ritenuto un modello di rivitalizzazione dei paesi.
Ha criticato la rappresentazione come opportunistica e ingenerosa verso il lavoro fatto in passato.
Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha richiamato i dati emersi da una propria mozione: tra 2023 e 2024 le domande sono aumentate perché più persone rientravano nei requisiti, in particolare dove il trasporto pubblico non è disponibile o non è fruibile.
Secondo Rieder, se i beneficiari crescono non è giusto risparmiare sui lavoratori che pagano le tasse, perché il segnale che arriva è sbagliato.
Ha ricordato che per le Case di comunità si era detto che, in mancanza di fondi PNRR, sarebbero bastate le risorse di bilancio, mentre per i pendolari queste non si trovano.
Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha definito la decisione della Giunta controproducente, osservando che in aree come la Valle Aurina molte persone valutano di lasciare la valle e proponendo di incentivare di più lo smart working.
Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha citato l’aumento dei costi di carburante, energia ed esercizio, giudicando sbagliata la riduzione del contributo pur ribadendo la necessità di potenziare il TPL, anche con la gratuità.
Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit) ha rimarcato che aumentano i prezzi ma non i sostegni, ricordando che il tetto di 50.000 euro lordi annui non riguarda famiglie benestanti e che molti lavoratori, come i sanitari turnisti, non possono contare sui mezzi pubblici.
La Giunta, ha detto, ha preso una decisione sbagliata difficile da spiegare ai cittadini.
Jürgen Wirth Anderlan (JWA) ha annunciato il proprio sostegno, richiamando la morìa di masi, il dato di una persona su cinque in povertà e le difficoltà per donne e bambini a uscire di casa la sera, accusando la SVP di non onorare il lavoro dei predecessori.
Waltraud Deeg (SVP) ha invece condiviso le parole di Stauder, respingendo la narrazione fosca e rivendicando l’impegno per il mondo rurale, che non è arretrato né a rischio spopolamento.
Ha paragonato l’approccio di Knoll a quello dell’AfD in Germania e accusato il Team K di chiedere continuamente una spending review salvo poi opporsi ai tagli, ricordando che il contributo è stato introdotto dalla SVP e che, se necessario, si potranno aumentare i fondi.
Ha giudicato il dibattito un teatrino vomitevole.
Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha riconosciuto i risultati ottenuti ma ha evidenziato che il taglio arriva nel momento peggiore con l’impennata dei prezzi dei carburanti, penalizzando famiglie che spesso necessitano di più auto.
Secondo lui, senza il contributo più giovani si trasferiranno in città.
Madeleine Rohrer (Gruppo verde) ha ricordato la carenza di forza lavoro segnalata quotidianamente dagli imprenditori, sostenendo il mantenimento dei contributi e una possibile riduzione dei costi del TPL.
Renate Holzeisen (Vita) ha parlato di paese ricco con persone sempre più povere, rivendicando che le infrastrutture esistono grazie ai contribuenti e criticando l’idea di penalizzare i lavoratori persino nel tragitto verso il lavoro.
Deeg ha precisato che le sue parole erano che la SVP ha introdotto il contributo, non che lo ha finanziato.
Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha ricordato che la spending review del dottor Zeppa citava anche la necessità di rivedere i contributi a pioggia e quelli alle funivie, giudicando quindi un autogol usarla come motivazione.
Ha criticato anche la gestione della distribuzione delle famiglie di profughi, che a suo dire alimenta l’argomento secondo cui agli stranieri viene data la casa mentre ai residenti si tolgono i contributi, creando invidia sociale.
Paul Köllensperger (Team K) ha evidenziato che molte misure sostanziali della spending review non sono state attuate, mentre ci si concentra sul milione destinato ai pendolari, sintomo di programmazione inefficiente e di un apparato sempre più complesso basato su bonus.
L’assessore Daniel Alfreider ha ribadito che il contributo pendolari resta una misura prioritaria sostenuta dalla SVP e che l’impegno per le zone rurali è concreto, ad esempio con investimenti stradali su tutto il territorio.
Ha ricordato che da cinque anni diversi organismi di valutazione suggeriscono di eliminare il contributo, ma la Giunta lo ha sempre difeso.
Nel 2024 le richieste sono state oltre 4.000 per 3,8 milioni di euro erogati, cifra non più disponibile quest’anno, motivo per cui si è optato per ridurre l’importo a 650 euro, anziché restringere la platea, così da raggiungere il maggior numero possibile di persone.
Ha richiamato la digitalizzazione della procedura e l’obiettivo di aiutare chi non può usare il trasporto pubblico, pur essendo consapevole dell’aumento dei prezzi del carburante.
Sulle tariffe del TPL, ha ricordato l’adeguamento ISTAT e il nuovo abbonamento annuale da 250 euro, pari a circa la metà di quello in Tirolo e inferiore a quello delle altre regioni alpine, mentre per i bambini è previsto l’Abo gratuito e per i giovani tra 19 e 25 anni un titolo da 150 euro.
Knoll ha replicato che metà della Giunta dovrebbe essere mandata a casa e ha richiamato la presenza in tribuna di ragazzi della Val Venosta, che conoscono bene il pendolarismo delle loro famiglie.
Ha accusato l’Esecutivo di applicare misure politiche lontane dalle necessità reali, contrapposte a ingenti spese per alloggi ai rifugiati, e ha denunciato che si trovano 20 milioni per una rotatoria ma non un milione per i cittadini, con 800 persone che lasciano la provincia ogni anno.
La mozione è stata votata nominalmente e per parti separate ed è stata respinta.
Le premesse e i tre punti dispositivi sono stati bocciati ciascuno con 17 sì e 18 no.
È iniziata quindi la discussione della Mozione n. 388/26: L’Alto Adige può ridurre autonomamente i prezzi dei carburanti! Sgraviamo finalmente i cittadini e l’economia, che proseguirà nel pomeriggio.

