Di Luca Franceschi
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La commissione parlamentare Antimafia ha dimostrato nel corso dei tre anni di legislatura un notevole rigore nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, operando senza restrizioni indipendentemente dall’identità dei soggetti sottoposti a indagini. L’invito rivolto dal Presidente del Consiglio di approfondire ogni possibile rischio legato all’infiltrazione della criminalità organizzata all’interno delle attività dei partiti politici, senza eccezioni per alcuno, è stato accettato e condiviso durante la riunione dell’ufficio di Presidenza, rappresentando un ulteriore riconoscimento della credibilità che ha acquisito la Commissione sotto la guida della Presidente Colosimo.
È quanto afferma il senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli, segretario della commissione bicamerale Antimafia, illustrando i criteri che hanno guidato la programmazione dei lavori futuri.
Nel contesto della pianificazione delle attività, la Commissione ha ritenuto prioritario procedere con celerità nella calendarizzazione delle audizioni riguardanti la situazione legata al clan Senese, una questione che da tempo rientra tra i focus della Commissione stessa. Queste audizioni consentiranno di chiarire completamente tutti i profili della vicenda, a partire dall’ascolto del procuratore responsabile delle indagini. Risulta inoltre di particolare rilevanza per la Commissione comprendere in che modo informazioni classificate come riservate, relative a un procedimento di particolare sensibilità come quello concernente una nuova inchiesta per riciclaggio o intestazione fittizia, siano divenute improvvisamente di pubblico dominio.
Rastrelli aggiunge che la Commissione ritiene fondamentale esaminare attentamente questo profilo, poiché ha già in precedenza segnalato il pericolo rappresentato da certa pratica giornalistica che non solo utilizza ma diviene megafono per materiale acquisito illecitamente. In questa ottica, piuttosto che assolvere una genuina funzione informativa, tale pratica sembra orientata a sollecitare e selezionare i contenuti da pubblicare per finalità evidentemente politiche, trasformando talvolta il proprio ruolo in elemento di alterazione del dibattito pubblico.
