Di Luca Franceschi
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I parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato hanno definito quella del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti “un’altra prova dei titoli di coda del Governo Meloni”, criticando la flemma con cui ha risposto al question time al Senato sui deteriorati fondamentali economici del Paese.
Durante l’intervento parlamentare, Giorgetti ha confermato che i 23 miliardi cumulati nel triennio 2026-2028 destinati alla difesa, come previsto dal Documento programmatico di finanza pubblica dell’Esecutivo Meloni, verranno comunque spesi attraverso due modalità alternative.
La prima opzione prevede lo scorporo di questi fondi dal Patto di stabilità, qualora l’Italia dovesse uscire dalla procedura di infrazione. La seconda alternativa contempla uno scostamento di bilancio nel caso in cui il Paese non riuscisse a uscire dalla procedura.
Secondo i parlamentari pentastellati, in entrambi i casi si tratta di risorse destinate esclusivamente alla difesa e non a settori cruciali come welfare, sanità, innovazione e sviluppo. Il ministro, inoltre, avrebbe tentato di scaricare la responsabilità sul Parlamento, sostenendo che Camera e Senato decideranno comunque su una relazione del Governo.
I rappresentanti del M5S hanno sottolineato come si tratti in realtà di un atto del Governo che può contare sulla sua maggioranza parlamentare per essere approvato. La critica si estende alla politica economica complessiva di Giorgetti, accusato di aver “fatto a pezzi la storia economica del Paese” nell’illusione di centrare obiettivi contabili di deficit e debito.
La strategia governativa basata sull’austerità e puntata esclusivamente sull’avanzo primario – la differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto degli interessi sul debito pubblico – avrebbe secondo l’opposizione affossato la crescita e compromesso ogni parametro di deficit e debito.
La conclusione dei parlamentari pentastellati è particolarmente severa: definiscono Giorgetti “un ministro stanco di un Governo finito” e prevedono che “passerà alla storia come ministro della stagnazione/recessione”.
