Di Luca Franceschi
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I lavori della commissione Covid continuano a portare alla luce fatti preoccupanti riguardanti la gestione della pandemia durante il governo Conte II. Nel corso dei lavori odierni, l’ingegnere Dario Bianchi, rappresentante dell’azienda italiana Jc Electronics, ha confermato i sospetti relativi all’attivismo di una figura vicina all’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Si tratta dell’avvocato Luca Di Donna, il quale avrebbe proposto a Bianchi, contando sul suo presunto rapporto privilegiato con il premier, la possibilità di accedere a un canale preferenziale per la commercializzazione di mascherine presso la struttura commissariale.
Secondo quanto emerso in commissione, Di Donna avrebbe subordinato questa facilitazione a una condizione precisa: la stipula di un contratto di consulenza a suo favore. A questa richiesta Bianchi avrebbe opposto un rifiuto. Successivamente a tale diniego, il rappresentante della Jc avrebbe registrato un incremento della pressione da parte dell’Agenzia delle Dogane riguardante la merce che importava nel territorio italiano.
La deputata di Fratelli d’Italia Sara Kelany ha sottolineato come le circostanze emerse rappresentino questioni serie che necessitano di chiarimento. Ha rimarcato come sia necessario andare oltre le mere ipotesi e le possibili contestazioni sulla fondatezza di tali accusazioni. Per far luce definitivamente su quanto emerso durante i lavori della commissione, Kelany ha esortato Giuseppe Conte a interrompere l’utilizzo della sua posizione di membro della commissione come protezione e ad accettare l’invito avanzato da Fratelli d’Italia per sottoporsi a un’audizione formale.
